Sicurezza
All'istituto Dagomari apre il Museo del calcolatore
Prato, l'appuntamento è sabato 23 dalle 9 alle 12. L'esposizione raccoglie una significativa collezione di oggetti utilizzati per far di calcolo: si parte dall’abaco, si prosegue con calcolatrici prima meccaniche, poi elettriche ed infine elettroniche
PRATO. Il prossimo sabato 23 maggio, dalle 9 alle 12, all'Istituto Tecnico Economico "Paolo Dagomari" di Prato, verrà effettuata la tradizionale apertura primaverile del Museo del Calcolatore “Laura Tellini”, posto all’interno della scuola.
Il Museo, aperto dal 2011 dopo un lungo periodo di catalogazione e restauro dei materiali da esporre, accoglie una significativa collezione di oggetti utilizzati per far di calcolo: si parte dall’abaco (del resto la scuola di via di Reggiana, che diploma ragionieri e programmatori, è intitolata a uno dei più grandi abachisti medievali), si prosegue con calcolatrici prima meccaniche, poi elettriche ed infine elettroniche; l’apice si raggiunge con i computer, di cui troviamo primitivi esemplari databili fin dagli anni ’70 (IBM, Commodore, Apple, Sinclair) in un crescendo di forme, colori e innovazioni che ci portano fino alla soglia degli anni ’90, periodo limite che per adesso il Museo si è imposto di contemplare.
Nei 70 mq ricavati nei locali scolastici si possono vedere, e in molti casi utilizzare, alcune vecchie macchine che hanno fatto la storia del calcolo matematico, a cominciare dalle calcolatrici meccaniche Lagomarsino Numeria del 1958, che costituivano la dotazione computistica inziale dell’Istituto alla sua apertura, nel 1961.
La provenienza dei materiali è la più svariata: buona parte proviene dal deposito della scuola, che da sempre è all’avanguardia come dotazione laboratoriale, computistica prima ed informatica poi; proviene anche da bancarelle dell'usato, da qualche soffitta, ma soprattutto da significative donazioni che ditte del comprensorio, ex studenti, insegnanti o cittadini devolvono a favore del Museo, convinti che sia il miglior modo per dare una giusta collocazione ad oggetti che è giusto rimangano a disposizione del pubblico, e non nella polverosa teca di un collezionista.
Dall’inaugurazione del 2011 gli oggetti esposti sono più che raddoppiati, grazie anche alla creazione di un attivo gruppo di persone che affianca lo storico curatore del Museo, il prof. Riccardo Aliani. Il gruppo è composto principalmente da ex studenti, che oltre alla passione per l’informatica hanno iniziato anche ad apprezzare l’aspetto vintage della materia, che ha un fascino tutto particolare: è un modo per rinsaldare quel “senso di appartenenza” che da sempre caratterizza gli studenti del Dagomari. Ed è attiva anche una fruttuosa collaborazione con altri Musei di “retrocomputing” a livello nazionale: non molti, a dir la verità, ma parecchio attivi nello scambio di materiali e informazioni per la catalogazione ed il recupero funzionale degli oggetti da esporre. Ultimamente, il Museo ha iniziato anche da avvalersi delle conoscenze di un ex tecnico della Olivetti che, grazie alle sue indiscusse capacità e conoscenze tecniche, sta piano piano “resuscitando” quei preziosi apparecchi che sono stati il vanto dell’industria italiana dal dopoguerra agli anni ‘90. Ma la collaborazione è aperta anche a tutti coloro che, avendo un po’ di tempo a disposizione, intendono contribuire al Museo: non sono necessarie conoscenze particolari dato che, per la gestione del Museo, sono richieste attività che vanno dalla ricerca storica al lavaggio degli strumenti, quindi lavori che possono essere effettuati sia in casa sia in sede.
La visita al Museo è agevolata dal suo curatore e dal “gruppo” che lo coadiuva, secondo un percorso didattico appositamente predisposto che mira ad enfatizzare, per ciascun oggetto, le sue caratteristiche salienti ma – perché no – anche gli aspetti particolari e segreti che ne hanno decretato il successo o il fallimento: il tutto corredato da manifesti appesi alle pareti, che richiamano il periodo storico in cui tali oggetti sono stati utilizzati.
È scontato che i principali fruitori della collezione sono le scolaresche, in particolare le scuole medie, che possono visitare l’esposizione in maniera totalmente gratuita prenotandosi presso il Dagomari: la visita vuol rappresentare uno stimolo a diffondere la cultura informatica tramite la conoscenza di come, anche a Prato, facessero di calcolo i loro padri e, prima ancora, i loro nonni. Ma anche la cittadinanza deve aver accesso gratuitamente a queste preziose testimonianze dei tempi che cambiano, ecco il perché dell’apertura primaverile di sabato prossimo alla quale la scuola invita a partecipare.
Ulteriori informazioni, curiosità ed il catalogo completo in formato pdf si possono trovare su internet:
http://museo.dagomari.prato.it
https://www.facebook.com/groups/museo.dagomari/
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