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Prato

«La soluzione è l’incrocio delle diverse banche dati»

«La soluzione è l’incrocio delle diverse banche dati»

Parla il padre della prima grande inchiesta sui falsi permessi di soggiorno «Chi deve fare i controlli preventivi spesso aspetta l’azione della magistratura»

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PRATO. «La soluzione per evitare che questi comportamenti vengano ripetuti anno dopo anno ci sarebbe, almeno sulla carta. È l’incrocio delle banche dati delle singole amministrazioni».

Ettore Squillace è il padre della prima grande inchiesta sul business dei falsi permessi di soggiorno, l’operazione “Surprise”. Ora è sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e si occupa d’altro, ma quando era a Prato indagò a fondo e più volte sui traffici illeciti di documenti che servono per ottenere un permesso quando non se ne hanno i requisiti. E si è fatto un’idea ben precisa.

Ancora una volta siamo alle prese con la “fabbrica dei permessi”. Come se ne esce?

«Il problema, secondo me, è che gli organi amministrativi che dovrebbero trarre spunto da queste indagini per fare i controlli preventivi, questi controlli non li fanno, o non li fanno abbastanza. Forse hanno poche forze e aspettano che la magistratura se ne occupi. E solo in quel momento si attivano».

E invece che cosa dovrebbero fare?

«La questione è abbastanza semplice. Se io presento una falsa busta paga per ottenere il permesso di soggiorno i casi sono due: o l’ente che deve controllare la prende per buona, oppure controlla, verifica se il datore di lavoro esiste e se ha davvero assunto quel lavoratore. Mi ricordo che nel 2002, quando facemmo l’inchiesta “Surprise”, non c’era ancora la possibilità di incrociare le banche dati, ora invece sì. Sfruttiamo questa possibilità».

Ma non sarà che chi fa questi illeciti metta in conto di essere scoperto e pensi solo a nascondere il guadagno?

«Non credo, è una cosa che può valere per tutti i tipi di reato e non penso che sia questo il caso».

E non sarebbe necessario un inasprimento delle pene per scoraggiare questo tipo di illeciti?

«No. Credo che le norme esistenti siano già sufficienti. Magari si potrebbe pensare a sanzioni accessorie, per esempio l’interdizione nei confronti dei professionisti che si rendono complici di certi reati». (p.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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