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Prato

La “fabbrica dei permessi” non chiude mai

La “fabbrica dei permessi” non chiude mai

Da almeno 13 anni la magistratura indaga sul business del falso: il modello è sempre lo stesso

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PRATO. Della “fabbrica di permessi di soggiorno” si parla almeno da tredici anni, dal gennaio del 2002, quando l’inchiesta battezzata “Surprise” scoperchiò la pentola di una vasta e ramificata alleanza tra italiani e cinesi per produrre falsi documenti che servivano a farsi dare permessi di soggiorno che altrimenti non sarebbero stati concessi. False dichiarazioni di ospitalità, false assunzioni, falsi indirizzi, tutto ovviamente a pagamento. Una miniera d’oro scoperta quando c’era ancora la lira: la Finanza calcolò che in quattro anni il giro d’affari era stato di 175 miliardi di lire (90 milioni di euro), spartiti tra organizzatori e prestanome, pagati da 5.000 cinesi clandestini coi risparmi di una vita.

Sono passati 13 anni e ora non si può più parlare di “surprise”, non è più una sorpresa per nessuno che esista un vasto sottobosco di mediatori cinesi che si appoggiano a colletti bianchi pratesi per lucrare sull’arrivo di migliaia e migliaia di clandestini che voglio diventare regolari. Una fabbrica di permessi, appunto. Dopo l’inchiesta “Surprise” ce ne fu una chiamata “Surprise 2” e altre ne sono seguite a cadenza regolare, non solo a Prato ma soprattutto a Prato, dove ci sono più cinesi e c’è più da guadagnare.

Quello che non è cambiato è il meccanismo, semplicissimo e straordinariamente efficace, che permette a gente senza scrupoli di farsi un gruzzolo poi ovviamente occultato, in attesa che arrivi la guardia di finanza a bussare alla porta. Perché gli imbrogli di questo tipo lasciano tracce e chi li fa quasi sempre mette in conto di essere scoperto. Ma evidentemente il gioco vale la candela, come dimostrano le cifre dell’inchiesta condotta dal sostituto Sangermano: dai 600 ai 1.500 euro cash ed esentasse per ogni pratica che veniva istruita dai mediatori. Moltiplicando l’importo per 200 si arriva a una bella cifra, senza contare che su quegli stessi clandestini si era già guadagnato con le false residenze e che il numero di 200 è certamente una stima per difetto.

Quanti altri stanno lavorando nell’ombra per fare carte false e ancora non sono stati scoperti? Certamente molti. Li scopriranno un giorno, ma non sarà così facile mettere le mani sul guadagno che nel frattempo avranno accumulato. (p.n.)

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