Il Tirreno

Prato

False assunzioni per avere i permessi

False assunzioni per avere i permessi

Effettuate oltre 100 perquisizioni in varie zone della città, coinvolti nell’inchiesta due consulenti del lavoro pratesi e undici mediatori cinesi

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PRATO. Un prestanome per un'azienda fantasma riscuoteva 4.500 euro all'anno. Per una busta paga invece servivano appena 100 euro, per un Cud 400 euro e per una dichiarazione di ospitalità non più di 200 euro. Insomma, alla fine, avere tutti i documenti in regola per rinnovare il permesso di soggiorno non costava più di un mese di salario part time in una qualunque confezione cinese.

Gli agenti della Guardia di Finanza nelle perquisizioni effettuate ieri mattina all'alba in varie città d'Italia, e principalmente a Prato, hanno trovato un vero e proprio listino prezzi a cui una banda di 13 persone si affidava per garantire documenti falsi a tutti coloro che volessero uscire dalla clandestinità o comunque non rientrarci.

L'indagine, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi e dal pm Antonio Sangermano ed eseguita dalla Compagnia di Prato della Guardia di Finanza, con il colonnello Gino Reolon e il capitano Luigi D'Abrosca, ha effettuato oltre 200 perquisizioni in varie città d'Italia: l'inchiesta punta a smascherare una rete di persone che coinvolge italiani e cinesi.

Solo a Prato sembra siano state eseguite oltre 100 perquisizioni per un numero complessivo di indagati pari a 212 persone. Tra questi almeno due pratesi.

L'inchiesta parte da alcuni elementi emersi nella precedente inchiesta sulle false residenze e per cui è attesa la sentenza per l'autunno.

Una parte degli indagati sono gli stessi ma questo nuovo ramo nasce dall'analisi della documentazione e da un'attività ulteriore di indagine che ha portato a individuare un gruppo di cinesi particolarmente attivo nel reperire buste paga e Cud grazie all'aiuto dei consulenti che creavano aziende fantasma, con prestanome cinesi pagati per dare il loro contributo.

Il sistema pare fosse rodato: una volta in possesso di tutti i documenti, che facevano riferimento alle ditte fantasma, il gruppo presentava le richieste in Questura attraverso dei connazionali che si occupavano solamente di questo aspetto. Tutto era talmente perfetto che la banda ha deciso di fare affari anche nel resto d'Italia grazie al trasferimento di alcuni referenti.

Tra i 212 indagati ci sono 11 mediatori cinesi e due consulenti del lavoro italiani. Risulta indagata anche Silvia Bruni, già coinvolta nell'inchiesta del sostituto Sangermano sulle false residenze ai cinesi nel 2013, e il collega, anche lui con lo studio a Prato, Marco Principia.

Tra i mediatori cinesi c'è Huang Guoping, un cinese di 48 anni che è stato più volte utilizzato dal Tribunale come interprete nei processi. Anche lui era stato coinvolto nell'inchiesta sulle false residenze. Ciò nonostante è stato utilizzato nel processo per l'incendio di via Toscana dove morirono 7 operai cinesi, fino a quando non si è scoperto che aveva mediato tra i confezionisti e le famiglie delle vittime per il risarcimento danni e l'impegno a non costituirsi parte civile nei confronti dei confezionisti.

Quella scattata ieri è la più grande operazione contro il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina degli ultimi anni e ha visto l'impegno di quasi 400 finanzieri su tutto il territorio nazionale, anche se la maggior parte degli indagati sono a Prato.

Il meccanismo illecito ipotizzato dalla Procura è ampiamente collaudato e molto semplice. I mediatori cinesi sono tutti titolari di società, che gli inquirenti sospettano siano inesistenti. Grazie a queste società vengono fabbricate false buste paga che poi servono per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Il giro d'affari è cospicuo. Basti pensare che per ogni permesso gli organizzatori del traffico percepivano tra i 600 e i 1.500 euro.

Quasi tutti gli indagati erano emersi nel corso della precedente indagine. L'ipotesi è che abbiano continuato a produrre falsi documenti anche dopo.

Ilenia Reali

Paolo Nencioni

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