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Prato non avrà la “sua” Popolare la raccolta non è stata sufficiente

Prato non avrà la “sua” Popolare la raccolta non è stata sufficiente

Serviva un capitale di 10 milioni, ne sono stati raccolti 6,5. Erano state sottoscritte 500 quote Il comitato promotore se la prende con la Bp di Vicenza e tira le orecchie alle istituzioni

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PRATO. La Banca popolare di Prato non si farà. Alla vigilia della scadenza del 20 maggio imposta dalla Consob per la raccolta del capitale, il comitato promotore annuncia che l'obiettivo non è stato raggiunto.

Bisognava raccogliere 10 milioni, ma ne sono stati raccolti solo 6,5. Le quote sono state sottoscritte da oltre 500 soci, tra persone fisiche e giuridiche.

«Per la maggior parte - fa sapere il Comitato - si tratta di promesse su carta: abbiamo preferito, in accordo con i sottoscrittori, non procedere con la registrazione ufficiale prima del raggiungimento dei 10 milioni, al fine di non far versare agli interessati, in caso d'insuccesso, neanche le spese notarili».

Il Comitato esprime grande rammarico per non aver centrato l'obiettivo, ma tiene a precisare che «con quanto raccolto sarebbe possibile dare avvio a una BCC (capitale minimo 5 milioni), ma anche a una popolare, non fossero cambiate le regole durante l'attuazione del progetto».

Fino al 2013 (il Comitato Promotore della Popolare di Prato è nato a cavallo tra il 2011 e il 2012), per dare avvio a un'azienda di credito popolare erano sufficienti "solo" 6 milioni di euro. Soglia portata a 10 milioni sotto il Governo Monti, ma «le norme in ambito creditizio sono in continua evoluzione - nota il Comitato - come si è potuto evincere dalla trasformazione in SpA imposta ad alcune banche popolari attraverso un recente decreto governativo».

Fin qui la notizia.

Ma il comitato promotore se la prende, pur senza nominarla, con la Banca popolare di Vicenza. «Nelle ultime settimane - scrivono - anche a causa del crescente scontento attorno ad alcune vicende riguardanti il principale operatore bancario attivo sul territorio pratese, molte nuove persone si sono avvicinate al progetto, tanto da far sperare in un risultato al limite dell'incredibile, ma il tempo, principale avversario di questa iniziativa, non ha permesso il concretizzarsi di un numero sensibile di trattative. Dispiace osservare così tanti soci di una nota banca amareggiati, per non scrivere furiosi, a causa delle recenti decisioni prese dal loro istituto di credito. Decisioni che hanno causato un deprezzamento delle loro quote prossimo al 25%. Una notevole perdita economica per i cittadini, le imprese e anche per la Fondazione Cassa di Risparmio, che ha visto volatilizzarsi circa 5 milioni di euro».

«Le Istituzioni e le associazioni di categoria del territorio - aggiunge il Comitato - adesso sono pronte ad attivarsi nei confronti di questa banca, minacciando azioni legali come una class action, ma forse è lecito chiedersi se non fosse stato meglio dare supporto fin dal principio al progetto della Popolare di Prato, piuttosto che muoversi oggi, probabilmente in ritardo, contro un'azienda creditizia che prometteva, a più riprese e con progetti arrembanti, di tornare a investire sul territorio».

«Onestamente quanto accaduto, le cui ripercussioni sono evidenti oggi più di ieri, non ha spostato di un centimetro il nostro percorso, il cui fine era realizzare una banca che potesse investire a Prato ogni centesimo raccolto a Prato. Certo siamo stati l'unico progetto di startup bancaria territoriale in Italia ha non aver ricevuto il supporto, e neanche il patrocinio, delle associazioni di categoria e delle Istituzioni. Questo non spiega la mancata riuscita dell'iniziativa, ma è solo un dato oggettivoche ci preme ricordare».

«Abbiamo attivato questo progetto - conclude il Comitato - con spirito di servizio nei confronti dei pratesi, specialmente di quelli scontenti della chiusura di CariPrato, ma avevamo messo nelle mani della città i destini di questa iniziativa, capace di attivarsi solo attraverso un coinvolgimento massiccio di cittadini, imprese ed enti. Coinvolgimento al quale abbiamo assistito solo a trattie in modo disordinato. Questo ci porta a una domanda: a Prato interessa avere una sua banca di riferimento oppure no? Però la nostra segreteria ha ricevuto, e sta ricevendo, molte telefonate d'incoraggiamento. In tanti ci stanno invitando a non mollare. Quindi conserveremo questo patrimonio di esperienze e contatti gelosamente e con tutti i crismi normativi».

«Un giorno, forse, i tempi saranno maturi per restituire a Prato un'azienda di credito pensata esclusivamente per dare impulso all'economia del suo territorio e ai progetti di vita dei suoi cittadini».

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