Sicurezza
Le storie dimenticate dei prigionieri della Grande guerra
Centinaia di lettere, oggetti e documenti tornano alla luce grazie alla Croce Rossa: nasce una mostra unica in Italia
PRATO. Per quasi un secolo li hanno chiamati “disertori”. Gli innominabili, dimenticati dai governi italiani dell’epoca e da contrapporre agli eroi medagliati morti sul Carso e a Caporetto. Ma questi 600mila ragazzi, spesso appena diciottenni e tantissimi dei quali pratesi, disertori non erano, ma soldati fatti prigionieri durante le epiche battaglie nel nord-est e deportati nei campi dell’impero Austro-ungarico. Una vera e propria operazione verità quella della Croce Rossa di Prato che, in occasione del centesimo anniversario della Grande guerra 1915-18, col sostegno dell'assessorato alla cultura del Comune e della Provincia, ha recuperato - attraverso un'accurata ricerca d'archivio - molte storie sconosciute dei prigionieri pratesi finiti nei campi d'internamento tedeschi e austro-ungarici e ha ricostruito per la prima volta l'intensa attività dei tre ospedali di guerra della città dove, in quattro anni, furono curati oltre 26 mila soldati. Una mostra e un catalogo storico con una serie di eventi , racconteranno ai pratesi di oggi un passato di sofferenza e di eroismo. Un'altra storia, vista dalla parte della gente comune, dei soldati e delle loro famiglie, delle crocerossine e dei volontari.
Un libretto trovato per caso e la collaborazione con lo storico. «Tutto è nato dal ritrovamento quasi casuale nell’archivio della Croce Rossa pratese - dice Patrizia Saletti, organizzatrice della mostra - di un inedito libretto con 180 nomi e molte lettere. Poi, altrettanto per caso, è avvenuto l’incontro con lo storico Damiano Leonetti, esperto della Prima guerra mondiale, che ha dato un contributo scientifico fondamentale a tutta l’iniziativa». Leonetti, storico di Pontedera, dice che «questa di Prato è l’unica iniziativa a livello nazionale sul tema dei prigioneri politici di guerra, un argomento sulla prima guerra mondiale rimasto colpevolmente ai margini del dibattito fino al 1992, quando un libro di Giovanna Procacci ribaltò la storiografia su quel tragico evento in Italia». La ricerca pratese si è fatta via via più approfondita, col ritrovamento di preziose memorie personali grazie al coinvolgimento dei familiari che la Croce Rossa ha rintracciato sia mettendo i nomi sul sito internet del Cdse sia con un vero porta a porta. «La vita quotidiana nei campi di prigionia, tra cui quello di Mauthausen, le lettere e le cartoline inviate dagli internati, le testimonianze dei familiari - ha detto Pietro Garofalo della Croce Rossa - fanno emergere il sorprendente e doloroso racconto di prigionieri abbandonati al loro destino dal governo dell'epoca, in forza di una disumana e ottusa scelta politica che la Croce Rossa tenta, senza successo, di contrastare».
La mostra e il catalogo. La mostra, organizzata in due sezioni (nella sala ovale di palazzo Buonamici e nello spazio Valentini di via Ricasoli) viene inaugurata sabato 23 alle 16.30. Resterà aperta fino al 13 giugno. Sempre il 23 alle 18 è previsto un concerto della fanfara dei bersaglieri "Guido Neri" di Prato. Il catalogo, che ricostruisce un ampio spaccato della Grande guerra vista da Prato, vede i contributi di Damiano Leonetti, Carlo Alberto Bianchi, Patrizia Saletti, Annalisa Marchi, Luisa Ciardi, Giovanna Bastianini, Rossella Cocchi, Parizia d'Orsi, Elisa Li Puma, e Gianluca Mazzarella.
Il diario di Mides Berretti. Straordinaria testimonianza quella contenuta nei 4 diari di Mides Berretti che, a 19 anni appena compiuti, parte per la guerra. Ferito e fatto prigioniero, da internato a Sigmundsherberger soffrirà tanta fame ma si salverà anche grazie al suo violino che suona durante le cene del comandante del campo.
Francesco Albonetti
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