Il Tirreno

Prato

Ucciso a colpi di pietra, pene ridotte in appello

di Paolo Nencioni
Il luogo in cui fu aggredito il giovane cinese nel 2004
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Il luogo in cui fu aggredito il giovane cinese nel 2004

A distanza di 11 anni dal brutale omicidio un cinese davanti alla sala Bingo di via Strozzi arrivano le condanne di secondo grado. Doppio processo perché la vittima morì tre anni dopo l'aggressione

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PRATO. Sono state ridotte in appello le condanne nei confronti di quattro cinesi accusati di aver ordinato ed eseguito il brutale omicidio di un loro connazionale. La storia affonda le radici negli anni, in quanto risale alla sera di Ferragosto del 2004, quasi undici anni fa. Quella sera un cinese di 28 anni, Wu Weizhou, fu trovato agonizzante davanti alla Sala Bingo di via Strozzi. Si accerterà più tardi che era stato preso a sassate in testa da un gruppetto di connazionali, probabilmente al culmine di una guerra tra bande (così almeno sostiene la Procura). Il giovane Wu rimase in coma per più di tre anni in una camera dell’ospedale di Prato e nell’ottobre del 2007 morì, senza che nessuno fosse andato a trovarlo.

Nel frattempo però la Procura aveva individuato i presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio, un gruppetto venuto da Napoli per vendicare uno sgarro che Wu avrebbe commesso pochi giorni prima ai danni di un pezzo grosso della criminalità orientale. Ed erano arrivate anche le prime condanne per tentato omicidio: otto anni ai due mandanti (Cai Haibo e Lin Zhan) e quattro anni e sei mesi agli esecutori (Chen Donghe, Yang Guodong e Su Shauyu).

Ma la morte del cinese ha indotto la Procura a chiedere un altro processo, nonostante l’opposizione degli avvocati difensori che si appellavano al principio del “ne bis in idem”, cioè che non si può processare due volte un imputato per lo stesso fatto. È passata la linea che non si trattava dello stesso fatto, proprio perché il cinese era poi morto. In primo grado Cai Haibo, difeso da Alberto Rocca, e Lin Zhan, difeso da Antonino Denaro, sono stati condannati a 16 anni come mandanti, mentre in appello hanno ricevuto una condanna a 14 anni. Quanto agli esecutori, Yang Guodong, difeso da Tommaso Magni, è stato condannato a 14 anni (in primo grado erano stati 17) e Su Shauyu a 10 anni e otto mesi (12 in primo grado) in considerazione della sua collaborazione alle indagini (ora vive sotto protezione). Chen Donghe è sempre stato irreperibile ed è stato processato col rito ordinario.
 

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