Sicurezza
La morte della neonata provocata da asfissia
Emergono i primi risultati sulla salma della bambina che non è sopravvissuta al parto nelle prime ore di domenica 10. I periti dovranno stabilire se qualcuno ha sbagliato
PRATO. La morte della neonata che non è sopravvissuta al parto nelle prime ore di domenica 10 all'ospedale Santo Stefano è stata provocata da "asfissia perinatale". Questo il primo risultato emerso dall'autopsia eseguita dal medico legale Luciana Sonnellini su incarico del sostituto procuratore Laura Canovai. Asfissia perinatale significa assenza di polso e diminuzione di ossigeno nel periodo che precede e segue immediatamente la nascita e ha un'incidenza di tre o quattro casi per ogni mille nati vivi. La mancanza di ossigeno coinvolge diversi organi, e in particolare il sistema nervoso centrale, con percentuali di mortalità tra il 10% e il 60%, e tra i sopravvissuti al parto tra il 25% e il 100%, a seconda dei danni provocati all'organismo.
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L'inchiesta della Procura, nella quale risultano indagate nove persone (tre ginecologi, l'anestesista, due ostetriche e tre infermieri), dovrà accertare se l'asfissia è stata provocata da un errore nelle procedure del parto o se si è trattato di una fatalità, uno dei casi che purtroppo accadono indipendentemente dalla volontà e dalla perizia dei medici. I periti nominati dalla Procura e dalle parti si sono presi 120 giorni di tempo per depositare la loro relazione e sarà su quella che si deciderà il procedimento penale. Molti lettori hanno puntato l'indice su una presunta volontà dei medici di insistere per il parto naturale a scapito del taglio cesareo, ma la direttrice sanitaria dell'Asl, Simona Carli, ha assicurato che nessun operatore metterebbe a rischio la vita di madre e figlio per un motivo simile. La partoriente in questo caso era una donna di 45 anni, primipara, il cui travaglio è durato 13 ore, secondo quanto riferito dal marito ai carabinieri quando ha presentato la denuncia.
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