Il Tirreno

Prato

Lo smaltimento illecito di scarti tessili costa mezzo milione

di Alessandra Agrati
Smaltimento illecito di scarti tessili
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Smaltimento illecito di scarti tessili

Polizia municipale e Asm fanno i conti col fenomeno dei sacchi neri abbandonati soprattutto nella circoscrizione sud: "Li togliamo da una parte e spuntano lì accanto"

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PRATO. Cresce l'abbandono dei rifiuti, soprattutto tessili, e parallelamente anche il costo per la loro rimozione che, secondo le stime fatte da Asm, a fine anno raggiungerà i 492mila euro (di cui 207.000 per il costo dello smaltimento) con 4.300 ore di lavoro e 1.250 tonnellate di materiale rimosso. «Accanto al fenomeno dell' abbandono – ha spiegato Daria Malagiani, polizia municipale ambientale – stiamo assistendo anche al fiorire di attività para imprenditoriali per cui viene offerto un servizio presso le aziende di ritiro dei rifiuti che poi vengono abbandonati».

Sono 55 le zone critiche, soprattutto nella circoscrizione Sud dove l'illuminazione è scarsa e le strade poco frequentate la notte, inducono a comportamenti illeciti. Si stima che il costo per lo smaltimento illecito di un sacco di rifiuti tessili sia di 50 centesimi, decisamente un business rispetto alla quantità di tempo e denaro che invece servono per chi sceglie la strada della legalità. In diminuzione invece, il ritrovamento di cartongesso, visto che per ottenere il dissequestro dei magazzini è necessario presentare la documentazione dello smaltimento corretto delle strutture posticce, mentre cresce quello dell'eternit e della carta catramata.

«Il problema dei rifiuti tessili – secondo il direttore di Asm Sandro Gensini – ha bisogno di un cambiamento: il regolamento comunale si basa sulla quantità e non la qualità, quindi sotto una certa soglia è lecito assimilare i rifiuti tessili a quelli urbani, ma se si dovesse cambiare il regolamento secondo le direttive nazionali, allora bisognerebbe scorporare dalla tassa sui rifiuti anche la superficie adibita a magazzino. Questo porrebbe nelle casse del Comune un gettito inferiore». Asm, in collaborazione con la polizia municipale e quella provinciale, ha comunque studiato un piano di azione per contrastare il fenomeno, partendo da semplici accorgimenti come la recinzione di alcune zone o l'installazione delle telecamere nascoste.

«Purtroppo - precisa Gensini - spesso se riusciamo a sanare una zona i rifiuti compaiono in un'altra. Questo fenomeno si vede chiaramente anche nelle piazzole ambientali: quando leviamo i cassonetti i rifiuti vengono ritrovati in quella successiva». Il controllo del territorio è affidato alla polizia ambientale municipale, che comunque lavora sotto organico con tre persone a disposizione e quella provinciale (negli ultimi 5 anni ha portato a smaltire in modo corretto 7.100 tonnellate di rifiuti) che si trova nelle stesse condizioni con l'aggravante di avere un destino incerto visto che la riforma delle Provincia non ha ancora definito la sua nuova collocazione con il rischio di perdere professionalità importanti.
 

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