Il Tirreno

Prato


Via sul termovalorizzatore Gida: "Indagine cialtronesca"

Cristina Orsini
Il rendering del nuovo termovalorizzatiore Gida
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Il rendering del nuovo termovalorizzatiore Gida

Prato, Arpat e Asl spiegano perché hanno bocciato lo studio di impatto ambientale dello studio Massaro. L'assessore Filippo Alessi: "Terremo la guardia altissima" e annuncia nuove mitigazioni: copertura delle vasche e una barriera alberata per proteggere Paperino. Lo studio epidemiologico Asl bloccato dalla legge sulla privacy

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PRATO. Prato città non densamente abitata, fiume Bisenzio distante 3-400 metri dal complesso di Gida (sono 7-8 chilometri). Sono due delle “perle” della Valutazione di impatto ambientale sul nuovo impianto di termovalorizzazione fatta dallo studio romano Massaro, argomento affrontato ieri mattina, martedì 12 maggio, dalla commissione consiliare 4 che si occupa di Urbanistica.

Ospiti speciali la delegazione Asl (il dirigente dell’ Igiene publica Luigi Ricci, Aldo Fedi, Cristina Epifani) e il responsabile Arpat Luciano Giovannelli. E’ spettato a loro spiegare perché nelle osservazioni hanno bocciato, senza possibilità di appello, uno studio «che ci ha lasciato stupiti per la cialtroneria - ha detto il presidente della commissione Massimo Carlesi - vista la delicatezza della materia. Pretendo - ha proseguito - che quando l’atto tornerà in commissione, il percorso sia stato esperito nel modo più puntuale».

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E infatti la Via (affidata da Gida allo studio  dell’ingener Mario Massaro e costata oltre 100.000 euro) è ricominciata da capo sotto la supervisione di Arpat e Asl che collaborano nella elaborazione dei 48 punti  con il controllo costante dell’assessore all’Ambiente Filippo Alessi (presente in commissione con il vicesindaco Simone Faggi).

Cosa non andava nello studio? Tanto, quasi tutto. E’ toccato a Giovannelli (Arpat) elencare le criticità: mancava la valutazione sulle procedure per la dismissione dell’attuale inceneritore; mancava la valutazione sulle procedure per dismettere il vecchio impianto e accendere quello nuovo; mancava un quadro completo sulle emisssioni con la comparazione tra varie tipologie di impianti e tecnologie (studio indispensabile per potere ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale senza la quale non si può dare il via all’impianto).

Non basta: la Via era carente sulla fase di cantierizzazione. In particolare lo studio prevedeva di portare in discarica le terre di scavo senza però una valutazione sulla tipologia di materiali: «In caso di terre inquinate - ha precisato Giovannelli - è prevista la bonifica». Altro punto fondamentale, secondo Asl e Arpat che hanno caldeggiato anche uno studio sull’impatto sanitario (Vis), è quello sulle performance del nuovo inceneritore «che devono essere migliorative - hanno sostenuto - rispetto a quelle attuali  già molto buone». Miglioramento che però nella Via bocciata non emergeva.

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E’ stato l’assessore Alessi a ribadire la necessità di realizzare un termovalorizzare per l’incenerimento dei fanghi di ultima generazione ma solo dopo i risultati di «un’indagine assolutamente completa e convincente. Noi - ha detto - terremo la guardia altissima». Novità sul fronte delle mitigazioni: «Nel piano industriale - ha proseguito Alessi - abbiamo inserito la copertura delle vasche di decantazione per eliminare l’effetto aerosol e verso la frazione di Peperino abbiamo previsto una barriera alberata che aiuti a bloccare le polveri sottili».

Alessi ha anche chiesto all’Asl tempi più stretti per la consegna dell’indagine epidemiologica sui 45.000 abitanti della circoscrizione sud , avviata già da oltre un anno e affidata all’Asl e che avrebbe dovuto consegnarla lo scorso ottobre.  La risposta è arrivata da Epifani che ha spiegato che la ricerca è praticamente finita «e i risultati non evidenziano grosse problematiche» ma si è arenata sull’incidenza dei tumori.

«Il registro tumori della Regione Toscana - ha spiegato - si ferma al 2005 quando cioè è entrata in vigore la legge sulla privacy e non è stato più possibile pubblicare dati sensibili. Avremmo dovuto presentare un’indagine con dati effettivamente molto datati e su un aspetto importante». La querelle si è risolta ultimamente e le pubblicazioni riprenderanno a breve. «Siamo d’accordo con l’ente - ha concluso Epifani - che ci fornirà dati direttamente ma non saranno elaborati e quindi non daranno la garanzia di completezza».

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