Sicurezza
Molestie, il pericolo arriva dalle chat
La polizia sulle tracce dell’anonimo che chiede foto osé. I consigli dell’esperto ai genitori: «Imparate dai vostri figli»
PRATO. L’anonimo molestatore sarà identificato, ma ci vorrà tempo. La polizia postale è sulle tracce del giovane uomo che negli ultimi giorni ha contattato su WhatsApp almeno due ragazze dodicenni che frequentano una scuola media cittadina, chiedendo loro foto senza veli e minacciando, in caso contrario, di bloccare il loro telefono cellulare.
Ma non è solo la chat di WhatsApp a preoccupare i genitori delle bambine potenzialmente vittime di adulti senza scrupoli. C’è anche una piattaforma che si chiama Snapchat, è stata fondata quattro anni fa a Los Angeles e sta prendendo piede tra gli adolescenti pratesi. Lo segnala Francesco Mugnaioni di Oso, l’osservatorio per la promozione della sicurezza on line, un’associazione nata a febbraio con sede in via Santa Trinita, di cui fanno parte pediatri e psicoterapeuti, le “sentinelle del web”. «Snapchat - spiega Mugnaioni - consente di inviare foto che rimangono solo per qualche secondo sul dispositivo del ricevente, e dunque non lasciano tracce, se non sul telefonino del mittente». Durante una recente serata organizzata da Oso con gli studenti della scuola Buricchi si è parlato anche di questa chat e i ragazzi hanno detto di non saperne niente. Ma il giorno dopo una ragazzina ha chiesto alla madre di poterla installare dicendole che ormai i compagni di scuola ce l’avevano tutti. Tanto per capire quanto può essere difficile entrare nelle dinamiche dei ragazzi di quell’età e conquistarne la fiducia.
«Il consiglio che diamo ai genitori - dice Mugnaioni - è di imparare dai propri figli, che sono molto più bravi sul web. E una volta imparato, spiegare loro che il sesso che circola in rete non rappresenta la realtà. L’educazione al sentimento la possono dare solo i genitori, altrimenti i ragazzi possono credere che quella sia la realtà e andare incontro a brutte sorprese. Secondo noi WhatsApp sta peggiorando la situazione. In certi gruppi che si formano a scuola si sviluppano anche episodi di cyberbullismo. È per questo che è importante il ruolo dei genitori e il rapporto di fiducia che riescono a instaurare coi figli. Quando un padre o una madre prendono uno smartphone per i figli dovrebbero sapere quali applicazioni ci sono installate, per capire anche come gestirle».
Un’altra chat spesso tenuta sotto controllo anche dalla polizia postale è Ask.fm, un social network fondato in Lettonia che consente di fare domande protette dall’anonimato. Anche in questo caso si parla molto di sesso e c’è il rischio che vengano rivelati dati sensibili, che poi possono essere usati da persone senza scrupoli. Ma i controlli, in realtà, sono quasi impossibili. «Le app cambiano in continuazione - ammette Mugnaioni - Tra un mese ce ne sarà una nuova con cui dovremo fare i conti».
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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