Gioco
Un artigiano pratese lavora fino all’8 agosto per le tasse
Una ricerca di Cna dimostra che i tributi incidono sulle aziende per il 60,4 per cento e che un piccolo imprenditore, alla fine dell’anno, guadagna come un operaio
PRATO. Un artigiano pratese comincia a lavorare per sè dall’8 agosto. Solo quel giorno dopo, sette mesi e rotti di lavoro ha finito di pagare tutte le tasse ed è “tax free”. Un dato elaborato dall’Osservatorio fiscale di Cna che ha analizzato i dati di un’impresa tipo (un’impresa individuale con 350 metri quadrati di spazi destinati a laboratorio e vendita con macchinari e 5 dipendenti che lavora in 113 differenti capoluoghi di provincia.
Un dato sconfortante ma non peggiore di altre realtà limitrofe: se si ha la sede a Firenze si lavora per le tasse fino al 25 settembre, a Grosseto fino al 21agosto, a Livorno fino al 12 agosto e qualche giorno in meno se invece si fa impresa nelle altre città toscana. A passarsela meglio degli altri è Arezzo ma anche qui l’artigiano non fa per sè fino al 24 luglio. Entriamo nel merito dell’indagine che spiega nero su bianco quali sono le tasse che pesano più o meno in una situazione in cui l’incidenza complessiva è del 60,4% nel 2015 con un miglioramento di 2,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Quest’anno infatti l’impresa tipo pratese ha pagato o pagherà 3.735 euro di Imu e Tasi, 3.274 euro di Tari, 2.516 euro di Irap (nel 2014 ne pagava 5.636 e da qui arriva il miglioramento del dato complessivo), 10.159 euro di contributi pensionistici, 9.836 di Irpef e 526 di addizionale regionale a cui si somma178 di addizionale comunale. Insomma alla fine l’artigiano tipo pratese avrà un reddito netto disponibile di 19.777 euro all’anno. «Una tassazione del 60,4% - hanno commentato il presidente di Cna Claudio Bettazzi e la direttrice di Cna Cinzia Grassi - fa tremare i polsi. Un imprenditore che decide di rischiare in proprio non può alla fine rimanere con 1.600 euro al mese. Tra l’altro si tratta di un’azienda tipo ma con i conti in ordine e non in una fase di crisi. Non si può chiedere a questi imprenditori di investire e di credere nelle proprie aziende. Abbiamo bisogno di una cura più forte. Siamo, tra l’altro molto preoccupati per la situazione che potrebbe venire a determinarsi con un possibile aumento delle tasse da parte dei Comuni a cui vengono diminuiti i trasferimenti da parte dello Stato».
Tra l’altro un aiuto dal punto di vista del calo della tassazione oggi sarebbe un bel volano per gli imprenditori. «Siamo in una fase di ripresa - ha concluso Bettazzi - e credo che il tessile a Prato abbia molte potenzialità. Il petrolio è giù e il rapporto col dollaro è a favore dell’export, sarebbe il momento giusto per investire ma con queste tasse ci vuole un gran coraggio».
LE PROPOSTE. Riuscire ad avere una tassazione più bassa è una delle richieste che il mondo imprenditoriale fa ai governi e agli enti locali ormai da anni. Ma come si possono ottenere intanto dei vantaggi? La situazione generale è difficile ma le associazioni di categoria comunque provano a fare proposte.
Cna Prato a livello locale ha chiesto un intervento al presidente della Regione Toscana e candidato Pd Enrico Enrico Rossi per contributi legati all’ utilizzo di energia e a investimenti in questo settore per migliorare le spese delle aziende e contributi vari a sostegno delle piccole e medie imprese. Tra l’altro su questo tema è fermo ormai da anni una richiesta di considerare i distretti “energivori” come le grandi aziende e quindi in grado di acquistare a tariffe agevolate
Per quanto riguarda invece il Comune sono già cominciati incontri con la giunta per scambiarsi proposte e idee. Cna Prato vorrebbe che l’Imu sui capannoni fosse “tagliata” del 50 per cento. «E’ evidente - dicono il presidente di Cna Bettazzi e la direttrice Grassi - che quando un imprenditore decide di fare un investimento su capannoni e laboratori, è costretto a domandarsi: mi conviene? Ma quanto mi costerà in nuove tasse? E spesso preferisce cambiare idea. Ecco perché ci battiamo da tempo a tutti i tavoli per ottenere provvedimenti che riducano del 50% l’Imu sgli immobili strumentali delle aziende, rendano l’Imu completamente deducibile dal redditod’impresa e dall’Irap e chiediamo modifiche serie sul regime dei minimi per tassare solo i redditi effettivamente incassati».
E anche per l’Imu Cna chiede vengano risolti dei problemi. «Possibile che l’imprese debbano nuovamente pagare le imposte sui metri quadrati occupati e non sulla quantità e la qualità dei rifiuti inviati allo smaltimento?».
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