Il Tirreno

Prato

tribunale

Si insedia Nicolosi Il procuratore arriva in punta di piedi

Si insedia Nicolosi Il procuratore arriva in punta di piedi

PRATO. Il nuovo procuratore capo è arrivato a Prato in punta di piedi, senza pregiudizi, con molta umiltà e consapevole che non si finisce mai d’imparare, anche a sessant’anni, 34 dei quali passati...

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il nuovo procuratore capo è arrivato a Prato in punta di piedi, senza pregiudizi, con molta umiltà e consapevole che non si finisce mai d’imparare, anche a sessant’anni, 34 dei quali passati in magistratura.

Giuseppe Nicolosi si è presentato così ieri mattina davanti ai suoi nuovi colleghi, durante il giuramento nelle mani del presidente del Tribunale Nicola Pisano. Per Nicolosi, che va a prendere il posto del procuratore Piero Tony, andato in pensione nello scorso autunno, è un ritorno alle origini perché proprio da Prato, quando aveva appena 26 anni, nel 1981, è iniziata la sua carriera in magistratura. Giovanissimo sostituto procuratore, ha indagato anche sulla cosiddetta “mafia del tessile” ed è rimasto in città fino al 1988, quando ottenne il trasferimento alla Procura di Firenze, ed è lì che ha sviluppato gran parte della sua attività di investigatore e di pubblico ministero in aula, per poi approdare alla Direzione distrettuale antimafia. L’inchiesta più “pesante” di cui si è occupato insieme al collega e amico Gabriele Chelazzi fu quella sulle stragi di mafia, compresa quella dei Georgofili, che finì per riportarlo a Prato quando un pentito rivelò nel 1995 che l’esplosivo per la strage era stato consegnato vicino al cimitero di Capezzana. Ha indagato anche sui possibili mandanti esterni di quelle stragi, senza arrivare, per sua stessa ammissione, a raccogliere prove sufficienti per andare in aula. In anni più recenti ha condotto l’inchiesta nata dall’arresto di Nadia Desdemona Lioce dopo la sparatoria sul treno a Castiglion Fiorentino. E successivamente, dal 2010, è passato alla Procura generale presso la Corte d’appello.

Ora è chiamato a occuparsi di tutt’altre cose, meno mafia e più immigrazione clandestina, meno terrorismo e più rapine di strada. E soprattutto organizzazione del lavoro per consentire a una Procura sottodimensionata di rispondere alle esigenze di un territorio complesso come la provincia di Prato, con l’appendice di Calenzano.

«Sono appena arrivato - ha salutato i cronisti nel suo nuovo ufficio al terzo piano del Palazzo di giustizia dopo una veloce riunione coi suoi sostituti - Il mio primo compito sarà conoscere i problemi della realtà giudiziaria vivendola dall’interno, poi vedremo».

Gli chiedono qualcosa sulla mafia, non quella siciliana, ma quella cinese di cui si vagheggia da anni, e le sue prime parole sono di cautela: «Per quanto ne sappiamo, quel tipo di criminalità ha riflessi più all’interno che all’esterno della comunità nella quale si sviluppa». Chi ha indagato sulla mafia vera sa che per sostenere in aula un’accusa di 416 bis bisogna avere prove solide e non ci si può basare sul sentito dire o sul sentimento comune. (p.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web