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Prato

Incendiò la casa dell’ex Condannato l’infermiere

Incendiò la casa dell’ex Condannato l’infermiere

Dodici anni di reclusione a Di Grigoli per tentato omicidio, molestie e stalking Non accettava la separazione dalla compagna e dette fuoco anche a un’auto

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PRATO. Dodici anni di reclusione. Questa la pesante condanna che il Tribunale di Prato ha inflitto a Gioacchino Massimo Di Grigoli, 44 anni, infermiere dell’ospedale di Prato, accusato di tentato omicidio nei confronti di una donna che aveva sposato in Albania e dalla quale si era separato. Nel 2011, nel corso della perquisizione a casa dell'infermiere, gli uomini della squadra mobile coordinati dal vice questore Francesco Nannucci sequestrarono una discreta quantità di polvere pirica, bombole di gas, una miccia di 115 centimetri e un sacco di nitrato ammonico, un fertilizzante che può essere usato per fabbricare bombe artigianali (è già successo, ad opera di terroristi, con conseguenze catastrofiche). All'origine della perquisizione c'era un incendio sviluppato il l 20 novembre 2011 in via da Filicaia 35. Quello che era sembrato un incendio accidentale si rivelò poi doloso. Andò a fuoco l'appartamento dove viveva una donna albanese di 31 anni, il figlio di 7, la sorella a sua volta madre di un bambino di 7 mesi e il marito di lei. I bambini finirono al Meyer, le donne all'ospedale di Pisa con gravi ustioni. Il giorno dopo sul telefono cellulare dell'albanese di 31 anni arrivò un sms anonimo di "rivendicazione": «Hai visto che ho fatto? Ti basta?». I sospetti si appuntano su Di Grigoli, che aveva sposato in Albania la donna albanese (matrimonio non registrato in Italia). Il 4 ottobre la moglie lo raggiunse a Prato, ma il rapporto era già deteriorato. Lei disse che lui la teneva chiusa in casa, era ossessivamente geloso, il matrimonio naufragò e lui non lo accettò. La donna andò a vivere insieme alla sorella e al cognato e il 20 novembre fu appiccato l'incendio. Che però non fu il solo. Nel giro di poco tempo bruciarono anche le auto del nuovo compagno della donna albanese e del padre di lui. Di entrambi gli incendi è stato accusato Di Grigoli, che però è stato assolto per quello dell’auto del compagno. Quando prese fuoco l’auto del padre, l’infermiere era già tenuto d’occhio dalla polizia, che ha raccolto prove sufficienti per la sua colpevolezza. Oltre al tentato omicidio per l’incendio di via da Filicaia, Di Grigoli, difeso da Luca Ancona, era accusato anche di stalking e molestie per un episodio che lo riportò in carcere nel 2012, quando usò un computer dell’Azienda sanitaria per cancellare alcune visite prenotate dalla sua ex compagna. Per quell’episodio è stato aperto anche un procedimento di sciplinare nei confronti dei suoi colleghi all’epoca dei fatti, perché l’infermiere aveva usato la password di un altro. In aula l’accusa è stata sostenuta dal pubblico ministero Laura Canovai, mentre il collegio era presieduto da Ettore Nicotra. Soddisfatta la parte civile, rappresentata da Barbara Mercuri. (p.n.)

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