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Prato

Quando il tour dantesco fece tappa a Prato

Quando il tour dantesco fece tappa a Prato

L'ultimo show di Benigni nella sua città: ecco le migliori battute di uno spettacolo indimenticabbile

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PRATO. Nel settembre del 2007 il tour dantesco di Roberto Benigni fece tappa a Prato. Fu una serata speciale, il ritorno del premio Oscar nella sua città, in uno stradio comunale gremito di folla entusiasta. Benigni divise lo show a metà, come suo solito, con una prima parte esplosiva che spaziava dall'attualità politica alle vicende locali, e una seconda parte dedicata alla lettura e all'esegesi della Divina Commedia. Ecco le migliori battute della prima parte di quello spettacolo.

La dedica a Prato. «E’ proprio impressionante l’emozione del corpo e dell’anima. E’ un desiderio immenso. Erano tanti anni e a questa città, lasciatemelo dire, non mi vergogno di essere anche un po’ melenso, gli devo tutto. Questa città m’ha fatto beneficenza per vent’anni, e ogni giorno m’arricchivo a star qua, è una delle poche città che m’ha insegnato a distinguere la furbizia dall’intelligenza, solo un popolo di una grande intelligenza che sa cos’è il dolore, il lavoro, l’armonia, la bellezza e me le ha insegnate giorno per giorno e sono qua per dirvi grazie, se qualcosa di buono l’ho fatto lo devo a voi, quindi vi ringrazio con tutto il cuore».

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L’eterna crisi tessile. «Arrivai a Prato nel ’58 co’ i’ mi’ babbo e appena s’arrivò cercava lavoro: “caro Benigni siamo messi male, c’è la crisi tessile”. Nel ’58. Son tornato ora cinquant’anni dopo, dico come va?
“Eh male Benigni, c’è la crisi tessile”. Son 50 anni che c’è la crisi tessile. Dice, sì ma prima un c’era mica i cinesi. Come un c’era i cinesi, i cinesi ci sono sempre stati, gli ho detto, grande popolo. No, dice, un c’erano».

Cinesi 1. «Sono passato da via Pistoiese, via Fabio Filzi: il prossimo anno le olimpiadi le organizzano lì».

Cinesi 2. «Ho parlato con il sindaco Romagnoli, m’ha detto: son leggende Benigni - s’era a cena a casa sua - si comincerà a dire che perché ora c’è troppi cinesi si perde la cultura, le nostre radici, m’ha detto mentre si mangiava, “mangia questo pollo alle mandorle, che da’ retta alla gente, bevi questo sakè l’ho fatto qui in Galceti, piglia questo maiale fritto in agrodolce, che ti garba?” Bah, fai i complimenti a i’ cuoco. “Macché cuoco l’è la mi’ moglie, l’è cinese. Poi dice Mattei c’aveva la fidanzata cinese, gliene hanno inventate di tutte poveraccio, gli è toccato andar via”. E dov’è? “A Shanghai dalla su’ moglie. Quante storie che t’inventano”.

Cinesi 3. «Son passato da via Pistoiese ho visto il cartello: “vietato sputare in terra”. O i’cché c’è, un l’avevo mai visto in vita mia. Meno male i cinesi un fanno lavavetri sennò un c’avevan bisogno neanche dell’acqua».

Cinesi 4. «Dei cinesi si dice tutti: sono di più. Perché? Perché trombano più di quegli altri. Fanno all’amore. Come mai? Perché la famosa frase per invitare le donne in camera è “vieni ti porto a vedere le stampe cinesi”. Loro sono avvantaggiati, essendo cinesi con le donne ci sanno far di più. A noi, a i’ pratese non gli viene, un pratese i’cché gli dice: vieni a vedere tre cambiali del Datini del 1300, originali, stampate, ancora da pagare; c’ho un orditoio, una ritorcitrice, una ramosa da perder la testa. Le stampe cinese attraggan di più, i cinesi sono avvantaggiati».

Cinesi 5. «E poi siamo come New York, c’abbiamo la comunità cinese più grande del mondo, la nostra Chinatown. Questo è il simbolo della grandezza. Roma c’ha Cinecittà noi ci s’ha Cinacittà».

I lavavetri. «Ora tutti ce l’hanno con i lavavetri. Prato è stata all’avanguardia. Loro mandan via le persone, trattan male la povera gente. Prato invece... C’è il problema dei lavavetri ai semafori? Prato ha levato i semafori, ha fatto tutte rotonde. Dio ha fatto proprio la terra rotonda, perché un ci fosse i semafori, sarà un segno...».

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I messaggini 1. «Ringrazio il primo cittadino che m’ha invitato, che è qua, Marco Romagnoli, un applauso di ringraziamento, grazie Marco. Marcooo... Gli è a i’ telefonino, sta mandando un messaggino.

I messaggini 2. «Questi messaggini, ragazzi. Hanno speso tanto perché li hanno mandati a me, sono due mesi per lo spettacolo che mi chiamano tutti i giorni: “Benigni che è vero che vieni, Benigni”. 1200 euro, dev’essere sano il Comune se il problema gli è per 1200 euro, son passato in de’ Comuni dove c’è delle cose...».

Berlusconi 1. «Un anno fa ci furono le elezioni e il centrosinistra era in vantaggio. Così a Berlusconi vennero in mente tre frasi da grande statista universale per recuperare. La prima: chi vota a sinistra è un coglione; la seconda: a sinistra son tutti omosessuali. E la terza: vi levo l’Iciii, madonna bona, vi levo l’Ici, vi dò due etti di burro, la mi’ sorella, un sapeva più i’cche dire perché aveva visto che perdeva. Ma alla fine recuperò, il centrosinistra vinse solo con 25.000 voti di vantaggio. Oh, 25.000 coglioni omosessuali con l’Ici, tutti individuati da Berlusconi.

Mastella. «Mastella voleva la Giustizia. O ministro della Giustizia o niente, o ministro della Giustizia o niente. Alla fine è riuscito a diventare tutte e due le cose insieme».

D’Alema e Calderoli. «D’Alema c’ha tre luoghi comuni: c’ha baffi, la barca ed è intelligente. Anche Calderoli c’ha tre luoghi comuni: non ha i baffi, non ha la barca e non è intelligente».

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La barca di D’Alema. «La barca di D’Alema si chiama Ikarus, ma a Icaro si sciolsero le ali di cera e precipitò in mare. Ora chiamare la barca col nome di uno morto affogato... Sarebbe come chiamare un asilo nido “Erode”. Io il mi’ figliolo un ce lo manderei».

Calderoli 1. «Calderoli è l’autore di questa legge elettorale. Gli fecero un’intervista e gli chiesero: ministro Calderoli, com’è questa legge che lei ha scritto. E lui rispose: una porcata, ah ah. E rideva... Ora dico, Madonnina della cintola bella, ma perché quando dican così non arriva due, vestiti di bianco, con una rete e: “ta’ preso, gli era da anni che ti si cercava...”. Invece no. L’hanno fatto vicepresidente del Senato».

Calderoli 2. «Ma secondo me c’è un motivo. Lo fanno per aiutare quei bambini un po’ indietro. Le mamme soffrono quando c’hanno un bambino che ha la testa che non c’arriva. Allora la mamma, per tirarlo su, alle 8 di sera accende il telegiornale e dice: guarda amore mio bello, vedi, quello lì non è un istituto di recupero, amore, quello è il Senato; e quello lì è vice presidente. E’ una cosa filantropica.Il bambino pensa che potrà diventare fisico nucleare».

Calderoli 3. «Ho capito dopo trent’anni la frase enigmatica di Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare”. Aveva visto Calderoli».

Porta a Porta. «Ho visto una puntata di Porta a Porta c’erano Bruno Vespa (lui c’è sempre), Bondi, Calderoli, l’avvocato Taormina, Previti e Giuliano Ferrara, tutti insieme. Credevo fosse una puntata di Star Trek».

Berlusconi 2. «Noi s’è passato Goti, Visigoti, Longobardi, Bizantini. Ma cinqu’anni con Berlusconi e siamo vivi... Siamo indistruttibili, siamo il popolo più grande del mondo». Il governo e le pensioni. «Il governo sta pensando di portare l’età pensionabile verso gli 85 anni, quando arriva l’Alzheimer. Uno versa tutta la vita poi incontra il suo amico: senti scusa, gli è tutta la vita che ho dato dei soldi a uno che me li dovrebbe ridare ma un mi ricordo chi cazzo era... Così è risolto il problema delle pensioni».

Berlusconi 3. «Quando Berlusconi deve recuperare voti ricomincia a parlare di Gesù. Lui si fissa: l’unto dei signore, lasciate che i bambini vengano a me, io il ponte sullo stretto un l’ho fatto perché tanto dalla Calabria alla Sicilia ci vo a piedi, è una malattia, ogni tanto riparte. Come la sindrome da immunodeficenza acquisita, la sindrome di Koch, lui sentendosi Gesù, è affetto dalla “sacra sindrome”. A proposito della Sacra Sindone, quella di Torino: la rivole. Rivoglio i mi’ asciugamano, ha detto».

Berlusconi 4. «A Casini disse: se torni nella Casa delle libertà faremo una grande festa, ammazzeremo il vitello più grasso. Io queste minacce a Giuliano Ferrara non l’ho capite».

Berlusconi 5. Berlusconi riunì il vertice del suo partito e chiamò Bondi, Cicchitto, Mariano Apicella, Aida Yespica, Cesare Ragazzi e Frate Indovino, forse c’era anche una Lecciso e Gattuso».

Fiumi di coca. «A Firenze fecero l’analisi chimica dei residui nella rete fognaria. A Firenze i’cchè ci sarà pensavo: un po’ di ribollita, bistecca alla fiorentina. Era pieno di cocaina, il doppio di quella di Londra. Mi sono anche spiegato una cosa. A Firenze, non so se avete notato, un si vede più un gatto, son morti tutti. I topi delle fogne con tutta la cocaina che c’è gli passan davanti a 200 all’ora. I topi di Firenze girano con 50 euro arrotolati nelle zampe. Una trappola per topi a Firenze costa 5.000 euro, ci vuole due strisce di colombiana, prima che scatti la molla gli hanno già tirato dieci volte».

Pigrizia. «Ognuno c’ha i suoi filosofi. Zenone, Platone, Solone, Catone: noi a Vergaio s’aveva Marione, su figliolo si chiamva Renzone, aveva un fratello Emilione, grosso grosso, pigro, ma proprio un moveva una paglia. Un faceva nulla dalla mattina alla sera. Era talmente pigro che ha sposato una donna incinta, una di Capezzana».

Filosofi a Vergaio. «Marione credeva in Dio, aveva il pensiero di Pascal. E parlava co’ i’ Fioravanti che un ci credeva. Tu sei un bischero, Fioravanti, gli è sempre meglio crederci che non crederci. Perché? Perché io credendoci ti posso da’ di bischero a te, te no. In che senso? Perché se un tu ci credi e un c’è nulla, un ci si vede più, che soddisfazione t’hai? Invece io ci credo, se c’è, quando ti rivedo di là, ti dico: hai visto bischero, c’era!».

Il ‘68 a Vergaio. «Nel ‘68 c’erano quelle discussioni politiche bellissime. Mettevano il cartello: Casa del popolo di Vergaio, mercoledì 21 agosto: “Come fermare l’imperialismo americano”. Ore 20: discussione. Ore 21: risoluzione... Gli ha detto bene agli americani, s’era lì per partire diverse volte...».

Sbagli di significato. «Marione sbagliava la “lascivia” per qualcosa che bisognava lasciare andare. Una volta la su’ mamma che aveva 87 anni lasciò la macchina davanti alla cooperativa e i vigili gli fecero la multa, gli rincorse: o che siete grulli a far la multa a me ma’ l’ha 87 anni. Vu dovete esse’ più lascivi con le donne anziane...»

Ormoni in subbuglio. «A quell’età un ci si reggeva. Ci bastava vedere mezza coscia a una donna in bicicletta, si portava il lavoro a casa per una settimana».

Una prima volta. «Il figliolo di Preciso aveva quarant’anni e un aveva mai fatto l’amore. Ti si porta noi, tu devi provare. Una sera lo convinsero e lo portarono da delle prostituta accanto alla Misericordia. A i’ tocco di notte torna alla casa del popolo, gli scende di macchina. Allora come l’è andata? Senti - disse - il godere dura poco, il prezzo gli è parecchio caro e la posizione l’è rediola. Un ci torno più».

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