Italia
Riccardo Marini: «E’ il mercato a fare le regole»
Prato, la guerra delle tariffe fra terzisti e committenti. L’imprenditore: «Gli scorretti vanno però isolati». La Cna raccoglie la denuncia di un tessitore e pensa ad un’assemblea
PRATO. Nel 2015 li vedi alle prese con gli stessi problemi di dieci anni fa, come minimo. Nodi irrisolti del distretto che, ciclicamente, vengono al pettine. E fanno alzare ora più che mai la voce dei tessitori conto terzi - pochi - rimasti sulla piazza. Lo sfogo su Facebook di un tessitore che aveva accusato i suoi committenti (lanifici) di fare l’elemosina con tariffe da fame, raccontato dal Tirreno, non è caduto nel vuoto. Ha fatto riemergere antiche ferite nel corpo del distretto, evidentemente, mai risanate.
Qualcuno rincara la dose, come Giacomo Paci, presidente della Cna di Montemurlo, che ha anche lasciato un commento a margine dell’articolo sul nostro sito. La sua impresa è una piccola tessitura a conduzione familiare, tramandata di padre in figlio, che ha la fortuna di essersi specializzata in una nicchia di produzione come gli accessori tessili (sciarpe). «Tutto vero, le tariffe di tessitura sono basse, ferme dal tempo che fu. Un esempio per tutti, il cardato: stiamo tessendo secondo il listino del 1984 che utilizzava mio padre, quando ci pagavano 750 lire ogni mille colpi di telaio. Ma la colpa non è solo dei lanifici».
Paci punta il dito contro la concorrenza in casa dei terzisti: «Bisognerebbe farsi tutti un esame di coscienza – ammette Paci, interpellato al telefono - se bisogna lavorare a rimessa è bene chiudere la porta ai lanifici». Non che il problema delle tariffe inique, praticate sulle lavorazioni tessili, sia morto e sepolto in questi anni.
«Di riunioni se ne sono fatte a decine, congiuntamente come Cna e Confartigianato. Solo che s’arriva in fondo e siamo sempre i soliti “quattro gatti”. Un po’ per rassegnazione, un po’ perché sul libero mercato è difficile avere la forza di contrattare con chi ha il coltello dalla parte del manico».
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Che fare dunque? Paci non demorde, dopo una telefonata col suo presidente provinciale, Claudio Bettazzi. «Organizzeremo presto un’assemblea per affrontare questi temi: mi giungono segnalazioni di altre lavorazioni conto terzi costrette a chiudere, anche roccature e orditure, perché non sanno come fare a pagare i contributi. Altro che libero mercato: noi non siamo artigiani ma terzisti, le tariffe le decide il committente. Ma non tutti sono “squali”. Ci sono lanifici che hanno comportamenti corretti perché sanno che, se muoiono le piccole lavorazioni, muore tutta la filiera». Il tariffario però è roba da “libro dei sogni”.
«Non è al passo coi tempi, è uno strumento rigido e antiquato, a limite può fare da “bussola” ma con un mercato in costante evoluzione non si possono mettere paletti», fa notare Riccardo Marini, ex presidente dell’Uip, ora presidente della sezione tessitura di Smi (Sistema Moda Italia), lui stesso committente (lanificio) alla guida del gruppo “Marini Industrie”. Un'altra nota dolente è la continua oscillazione di tariffe in funzione dei picchi di produzione, tutto fuorchè sana per il distretto.
«Quando c’è lavoro in giro, come adesso, sono i terzisti ad approfittarsi dei lanifici. Poi a settembre, quando calano gli ordini per le tessiture, a dettare le regole sono i committenti. Così non va, servirebbe una maggiore condivisione della reale situazione del mercato da ambedue le parti, magari stabilendo dei parametri tariffari secondo il tipo di congiuntura o in base alla stagione, dal 1° gennaio al 31 dicembre, ad esempio. Per l’Unione industriale - ribadisce Marini - il rapporto coi terzisti è fondamentale, non a caso abbiamo fatto la mappatura di filiera. E se qualcuno si comporta in modo scorretto, va isolato. Ma i terzisti dovrebbero farcelo sapere…».
Maria Lardara
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