Sicurezza
«I tessitori sono “strangolati” dai committenti»
Lo sfogo di un imprenditore che denuncia le cifre “da fame” che tentano di pagare i lanifici. "Per noi terzisti un centesimo in più, in fondo all’anno, è quello che fa la differenza e ci fa restare aperti mentre per un lanificio è solo questione di arrotondamento"
PRATO. I 32 telai di Andrea viaggiano a ciclo continuo, in un capannone alla periferia del distretto. Anche di sabato: si fermano soltanto oggi, festa del primo maggio. Tessiture conto terzi, strutturate a livello industriale come la sua, si contano sul palmo della mano. E quindi sono molto richieste. Tutti i giorni però Andrea deve sudare per guadagnare il rispetto dei suoi clienti (lanifici), per farsi pagare il suo lavoro quanto dovrebbe. Così nei giorni scorsi si è lasciato andare a uno sfogo sulla pagina Facebook della sua azienda, tirando fuori il documento depositato in Camera di commercio nel 2004, sottoscritto da Cna e Confartigianato: il tariffario delle tessiture conto/terzi, l’unica arma che oggi un terzista ha in mano per far valere il suo “equo compenso” per ogni pezza prodotta.
«Questo è quello che dovreste pagarci e non l’elemosina che ci offrite – scrive - Vergogna, state giocando con le nostre vite». L’elemosina, a detta del quarantenne tessitore iscritto a Confartigianato, sono le cifre al ribasso con cui i lanifici pretenderebbero di pagare ogni mille inserzioni di trama, ovvero l’unità di misura corrispondente alla tariffa.
Prima di sfogarsi sul social network, Andrea era saltato dalla seggiola dopo che un lanificio voleva pagargli 0,35 centesimi a tariffa per un articolo particolare, un tessuto “armaturato”. «Voleva pagarmi il lavoro con cifre da fame e ho rifiutato: per meno di 45 centesimi non lo avrei accettato. Per noi terzisti un centesimo in più, in fondo all’anno, è quello che fa la differenza e ci fa restare aperti mentre per un lanificio è solo questione di arrotondamento».
Alla fine il tessitore l’ha spuntata. Mentre sventola il listino approvato unilateralmente dalle associazioni degli artigiani, Andrea confessa che «dal 2004 a oggi non è cambiato niente, anzi sempre peggio» e che il copione è sempre lo stesso: «Pesci grandi che mangiano i pesci piccoli, con l’aggravante che di telai ormai ne son rimasti davvero pochi (2mila in tutta Prato ndr)».
Paradossalmente, a sentir lui, il coltello dalla parte del manico in questo periodo è nelle mani dei terzisti. «Perché c’è lavoro e i telai son tutti impegnati, quindi i lanifici sono disposti a pagare. Nei periodi di basso lavoro non si vergognano a offrirti 25 centesimi ogni mille colpi di telaio. Non accetti? Vanno da un’altra parte».
Tanto per capirsi, sul vecchio tariffario Cna – Confartigianato, mai riconosciuto dall’Unione industriale pratese, la tariffa fissata è di 69 centesimi. «Le tariffe di tessitura vengono concordate sulla base di un accordo verbale: ci si guarda negli occhi, terzista e committente, e si stabilisce una cifra. Occorre che associazioni degli industriali e degli artigiani si siedano intorno a un tavolo per mettere nero su bianco dei minimi tariffari di partenza. Altrimenti la vergogna continuerà».
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