Sicurezza
Incendio lampo alla falegnameria
La Puggelli Legnami è andata in fumo in pochi minuti Danni anche alle abitazioni: sei famiglie senza casa
PRATO. La prima chiamata al centralino dei vigili del fuoco è delle 5,41 ma quando la prima squadra è arrivata sul posto si può dire che la Puggelli Legnami fosse “morta sul colpo”. Non c’era più niente da fare, se non limitare i danni, di fronte all’incendio che ieri mattina all’alba ha devastato il deposito dell’azienda all’intersezione tra via Roma e il viale Leonardo da Vinci. Di quel piazzale che generazioni di pratesi hanno guardato di sfuggita transitando sulla strettoia sopraelevata della Declassata ora resta un cumulo di macerie fumanti, andate in fumo nel giro di pochi minuti, tanto che subito i titolari, la famiglia Puggelli, hanno pensato al dolo.
Per decine di famiglie della zona del Soccorso è stato un risveglio traumatico, scandito dalle sirene delle squadre dei vigili del fuoco che via via sono arrivate dal comando di via Paronese, dal distaccamento di Montemurlo e poi da Firenze, Pistoia, persino da Lucca. Un ingorgo di autobotti che, come spieghiamo nelle altre pagine, ha provocato un ingorgo ancora più grosso in tutta la viabilità cittadina, mentre la polizia municipale si affannava a cercare soluzioni per smaltire il traffico impazzito. Alla congiunzione tra via Roma e via dell’Autostrada, invece, i curiosi si sono mescolati ai vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento che sono andate avanti fino al pomeriggio inoltrato e poi si sono protratte durante la notte per l’opera di smassamento di quello che restava delle travi di legno andate in fumo.
Ma se la famiglia Puggelli fa i conti col disastro, ci sono altre sei famiglie che all’improvviso hanno perso la casa, almeno per il momento. La ditta di via Roma infatti è incassata tra le abitazioni e ben presto le fiamme si sono estese alle case adiacenti, costringendo all’evacuazione forzata. Quasi un miracolo che non si registrino feriti, intossicati o ustionati. Nonostante fosse l’alba, tutti sono riusciti ad allontanarsi prima che le fiamme facessero crollare porzioni di tetto o annerissero le pareti. A scopo precauzionale è stato chiuso anche l’asilo della chiesa Santa Maria del Soccorso, nonostante le fiamme non l’abbiano lambito. Gravemente danneggiati invece i locali dell’associazione Cieli Aperti di via Marengo che danno proprio sul retro del deposito attaccato dalle fiamme.
Cinque delle sei famiglie evacuate, ha fatto sapere nel pomeriggio il Comune, hanno trovato una sistemazione presso amici o parenti, mentre alla sesta è stato trovato un alloggio provvisorio in attesa delle decisioni dei vigili del fuoco sull’agibilità delle case.
La Puggelli Legnami di fatto non esiste più. Oltre al legno ammassato nel piazzale, è venuto giù il tetto ed è crollata parte delle mura. Le immagini riprese dagli automobilisti di passaggio nelle prime fasi dell’incendio, quando ancora la Declassata non era stata chiusa, sono eloquenti e impressionanti. Le fiamme lambiscono la sede stradale e si alzano per più di dieci metri verso l’alto. Da queste immagini si vede che già tutta l’area di circa 5.000 metri quadrati è interessata dal rogo e bisognerà capire come è stato possibile che l’incendio si sia propagato così in fretta.
La spiegazione che si danno i titolari della ditta, cioè il dolo, sembra quella più verosimile, ma non se ne possono scartare altre, compresa l’incendio accidentale. Entrare nella Puggelli Legnami di notte non è troppo difficile. Basta scavalcare uno dei cancelli anteriore o posteriore, oppure passare dalla scarpata della Declassata. Ma perché dare fuoco al deposito? Saverio Puggelli dice di non aver ricevuto minacce, che nessuno gli vuole male e dunque potrebbe essere stata anche una bravata che è sfuggita di mano al suo autore. Sempre ammesso che i vigili del fuoco non trovino invece una soluzione più logica, quella del corto circuito. Soluzione che Saverio Puggelli tende a scartare perché dice che i contatori sono all’esterno, dalla parte di via Roma. Il giallo è ancora lontano dalla soluzione.
Paolo Nencioni
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