Il Tirreno

Prato

Rapinatore ucciso Arrestato un vigilante

di Paolo Nencioni
Rapinatore ucciso Arrestato un vigilante

Colpo di scena nelle indagini sulla morte di un bandito al Macrolotto Si pensava fosse stato investito dai cinesi, invece è stata una guardia giurata

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PRATO. Un ambulante cinese aggredito a scopo di rapina, il cadavere del bandito steso sull’asfalto, travolto da un’auto, due complici in fuga. Di fronte a questi elementi, per tutta la giornata di ieri si è dato quasi per scontato che a investire e uccidere Vito Sacco, 48 anni, fosse stato un cinese esasperato dalle continue rapine ai danni di orientali. E invece il colpo di scena è arrivato a tarda sera, quando gli inquirenti hanno annunciato che era scattato il fermo nei confronti di una guardia giurata della Lince, Simone Nieri, rintracciato a casa dalla squadra mobile e ora agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio colposo aggravato. In manette, ma anche loro ai domiciliari, sono finiti i complici di Sacco, un italiano e un marocchino, accusati di rapina. È il frutto di una tenace e brillante indagine di polizia condotta dal capo della squadra mobile Francesco Nannucci col commissario capo Silvia Cascino e coordinata dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano.

La scena del crimine è via Toscana, nel Macrolotto industriale. Sono le 2,30 di notte e per strada non c’è quasi nessuno. Anche i pronto moda dei cinesi a quell’ora sono chiusi. Ma c’è una chiazza di luce all’altezza del lotto 20. E’ il furgone giallo di un paninaro cinese, “La bottega dei panini”. Lì si danno appuntamento i nottambuli perché sanno che starà aperto fino a tardi. E lì arrivano tre uomini che hanno fame di soldi più che di hamburger. Uno di loro è Vito Sacco, arriva dalle case popolari di via di Gabbiana, quinto di dieci fratelli, alle spalle una vita di espedienti. Insieme a lui ci sono un altro italiano (un vicino di casa che resta in macchina) e un marocchino. Hanno bevuto molto, forse hanno assunto droghe. Puntano una pistola, che poi si rivelerà giocattolo, contro il gestore del chiosco, vogliono l’incasso, sembra un gioco da ragazzi, l’ennesimo prelievo ai danni dei cinesi che qualcuno chiama i “bancomat umani”, ma qualcosa va storto, il paninaro non ci sta e ne scaturisce una violenta colluttazione nella quale il cinese viene preso a martellate (finirà all’ospedale in prognosi riservata ma non è in pericolo di vita). I tre rapinatori fuggono, ma proprio in quel momento passa la guardia giurata Nieri sull’auto di servizio, vede il cinese sanguinante e Vito Sacco che corre in mezzo alla strada, lo punta e lo investe. Dirà poi che voleva solo fermarlo, in realtà gli passa sopra e lo trascina per alcuni metri in diagonale fino all’ingresso del lotto 21, dove si affacciano il pronto moda Asso e il maglificio Nida. Sacco muore sul colpo, il cranio sfondato dall’impatto e forse dalle ruote che passano più volte sul corpo. Gli altri due si salvano e spariscono. Sparisce anche la guardia giurata, che si rende conto di quello che ha fatto e si allontana al volante dell’auto.

È un cinese a chiamare il 118 e un’ambulanza della Pubblica Assistenza arriva solo per constatare che ormai non c’è più niente da fare. L’ambulanza rimarrà sul posto fino alle 6.50, quando il procuratore Sangermano autorizza la rimozione e il trasporto all’Istituto di medicina legale, dove domani dovrebbe essere eseguita l’autopsia. Intanto gli uomini del vice questore Francesco Nannucci si sono già messi al lavoro e raccolgono le testimonianze di chi era sul posto. La dinamica sembra confermata: un tentativo di rapina finito male, ma gli investigatori all’inizio non escludono nemmeno una singolare coincidenza: che Sacco sia stato travolto da un’auto di passaggio mentre fuggiva. Ai suoi fratelli Sergio e Modesto, svegliati nel cuore della notte nell’appartamento di via Gabbiana, qualcuno dice che si era pensato a un incidente, ma poi ci si è resi conto che si trattava di qualcosa di diverso.

La verità emerge piano piano. Dapprima vengono rintracciati i due complici di Sacco. E’ l’alba e non sono ancora lucidi, ma ci mettono poco a confessare. Per loro scatta il fermo con l’accusa di rapina. Subito dopo i poliziotti bussano alla porta di Simone Nieri, ancora in stato di choc, lo portano in Questura e poi in Procura, dove verrà interrogato per ore dal procuratore Sangermano alla presenza dell’avvocato Federico Febbo (difensore insieme a Costanza Malerba) e finirà per ammettere quello che non può negare.

La lunghissima giornata finisce nell’ufficio al terzo piano del Palazzo di giustizia, dove gli inquirenti fanno il punto della situazione e possono dirsi soddisfatti di aver risolto in poche ore un caso che si presentava difficile, mentre già sul web impazzavano i commenti sui cinesi che si fanno giustizia da soli. Invece anche stavolta, come accade spesso, sono stati solo vittime dei rapinatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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