Attenzione
«Non si può ammazzare chi fa una rapina...»
Parlano i fratelli della vittima: «Vito ha sbagliato ma non meritava di finire così» Era stato arrestato per un colpo in farmacia ed è stato due anni ai domiciliari
PRATO. «Nostro fratello ha sbagliato, ma non meritava di finire così». Parlano Sergio e Modesto Sacco, 47 e 52 anni, i fratelli di Vito Sacco, l'uomo di 48 anni che la scorsa notte è stato travolto e ucciso da un'auto in via Toscana dopo aver tentato di rapinare un chiosco di panini gestito da cinesi.
Sergio e Modesto occupano un appartamento delle case popolari in via di Gabbiana, a San Giusto, un palazzone grigio accanto ad altri palazzoni grigi senza pretese, e hanno i volti provati dal dolore e da una notte in bianco.
«Che Vito era morto ce l'ha detto la polizia stamattina alle 5,10 - racconta Modesto - Sono venuti a casa e ci hanno avvertito. Hanno detto che avremmo dovuto seguirli in Questura. Sergio è andato e ci è rimasto quattro ore».
Gli altri componenti della famiglia sono rimasti a casa perché oltre alla tragedia che è costata la vita al fratello, c'è da preoccuparsi anche della madre, che da qualche tempo è ricoverata all'ospedale in gravi condizioni e che è stata tenuta all’oscuro di quello che era successo. «Vito era stato da lei venerdì pomeriggio fino alle cinque - racconta Sergio Sacco - Poi gli abbiamo dato il cambio. Un altro nostro fratello lo ha trovato casa, è uscito intorno alle nove e da quel momento non lo abbiamo più visto. Noi siamo andati a letto intorno alle due».
«Mio fratello forse ha sbagliato, anzi sicuramente ha sbagliato - dice Modesto - ma questo non giustifica la reazione. Potevano prenderlo e massacrarlo di botte, posso capirlo, ma schiacciarlo con una macchina no, questo no». «E che facciamo? - gli fa eco Sergio - Ogni volta che uno va a fare una rapina lo ammazziamo? La polizia ci ha detto che gli sono passati sopra più di una volta».
Un tempo erano dieci i figli della famiglia Sacco, ora sono rimasti in sei, cinque fratelli e una sorella. Gli altri se ne sono andati per malattie o incidenti. Vite difficili, compresa quella di Vito Sacco, che tre anni fa, raccontano i fratelli, fu arrestato per la rapina a una farmacia. «Si è fatto due anni agli arresti domiciliari, in questa casa - spiega Sergio - Era libero da un paio di mesi». Evidentemente, se è vero quello che finora hanno accertato gli inquirenti, non aveva cambiato strada.
I fratelli di Vito Sacco hanno nominato l’avvocato Samuel Stampigli a rappresenterli nelle prossime fasi dell’inchiesta sulla morte di Vito, a cominciare dall’autopsia sulla salma ora ferma all’Istituto di medicina legale. Si prevede che l’incarico al medico legale non sarà dato prima di domani e l’esame dovrà chiarire anche se davvero, come riferito ai fratelli del morto, l’auto investitrice è passata più di una volta sul corpo. (p.n.)
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