Sicurezza
25 aprile all’insegna della “pietas”
Giacomelli e Rossi: «Umanità per la tragedia dei profughi». Biffoni punta sul futuro
PRATO. L'Inno di Mameli, il Silenzio, Bella Ciao, suonata non una ma tre volte (la prima chiesta espressamente da Mara Verbigrazia, commerciante e passionaria) . E' stata questa la colonna sonora della festa del 25 aprile a Prato con la parata delle forze armate, il consueto momento di raccoglimento delle autorità davanti al monumento ai caduti in piazza delle Carceri e l'onore delle armi che quest'anno non è toccato al Prefetto Maria Laura Simonetti ma al sottosegretario Antonello Giacomelli , in qualità di rappresentante dello Stato. E poi gonfaloni, corteggio, chiarine e tamburi e i vip della politica, tutti presenti, con il governatore uscente Enrico Rossi che ha scelto Prato per ricordare i valori della Resistenza e dello Stato democratico. Tempo un po' così, partecipazione non massiccia, anche se in piazza c'erano tanti giovani, la prima festa della Liberazione dell'era Biffoni, è stata all'insegna della pietas vero l'esodo di interi popolo che fuggono dalla guerra e approdano sulle coste italiane. «Se non proviamo umanità verso l'immane tragedia dei profughi - ha detto Rossi - che cosa possiamo lasciare in eredità ai nostri figli?» Per Rossi: «Bisogna chiedere alla comunità internazionale di fare qualcosa di più rispetto a quello a cui stiamo assistendo oggi. Non vorrei che qualcuno un giorno ci ricordasse che di fronte alle immagini di questi giorni siamo rimasti indifferenti. C' è bisogno di un sussulto della politica nel mondo occidentale e della consapevolezza che una tragedia di questa dimensione può impattare anche su di noi» Secondo il presidente è «ispirandosi ai valori della Resistenza e della Liberazione che si può trovare la forza di affrontare il presente».
Ed è stato Giacomelli ha affermare che «il valore delle persone è il principio fondante della nostra Repubblica, un principio che non è stato declinato - ha detto - sulla base dei confini geografici. E oggi viene richiesto uno sforzo ulteriore a questo Paese perché si faccia portatore di questo principio: non possiamo assistere senza farci carico di quanto sta avvenendo lungo le coste del nostro mare». Ha citato l'"I care" (mi importa ndr) di don Milani contro il "me ne frego" dei fascisti. «E' questo "mi importa" - ha proseguito Giacomelli - che è il collante della nostra civiltà ed è il senso profondo del 25 aprile». Giacomelli un passaggio l'ha dedicato a Prato: «Città che è antifascista costituzionalmente» e nella quale il sottosegretario ha scelto di presentare il francobollo stampato dallo Stato per i 70 anni della Liberazione. Si tratta di un francobollo disegnato dall'artista Luca Romani e che rappresenta un particolare del sacrario delle Fosse Ardeatine. Infine ha preso la parola il sindaco Matteo Biffoni al quale è spettato guardare avanti. «C'è un altro valore - ha detto - oltre quelli della Resistenza e della Costituzione, ed è il valore del futuro. Se il sacrificio dei nostri martiri ha avuto uno scopo - ha concluso - è stato quello di affidare a noi la più meravigliosa delle idee, quella del futuro che raccoglie idee ed esigenze e le trasferisce alle nuove generazioni».
Cristina Orsini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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