Lutto
"Vito ha sbagliato ma non meritava di fare quella fine"
Parlano i fratelli del rapinatore travolto e ucciso dopo l'assalto a un chiosco di panini al Macrolotto di Prato: "E che facciamo? Ammazziamo tutti quelli che fanno una rapina?"
PRATO. "Nostro fratello ha sbagliato, ma non meritava di finire così". Parlano Sergio e Modesto Sacco, 47 e 52 anni, i fratelli di Vito Sacco, l'uomo di 48 anni che la scorsa notte, tra il 24 e il 25 aprile, è stato travolto e ucciso da un'auto in via Toscana dopo aver tentato di rapinare un chiosco di panini gestito da cinesi. Sergio e Modesto abitano alle case popolari di San Giusto e hanno i volti provati dal dolore e da una notte in bianco. "Che Vito era morto ce l'ha detto la polizia stamattina alle 5,10 - racconta Modesto - Sono venuti a casa e ci hanno avvertito. Hanno detto che avremmo dovuto seguirli in Questura. Sergio è andato e ci è rimasto quattro ore".
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Gli altri componenti della famiglia sono rimasti a casa perché oltre alla tragedia che è costata la vita al fratello, c'è da preoccuparsi anche della madre, che da qualche tempo è ricoverata all'ospedale in gravi condizioni. "Vito era stato da lei venerdì pomeriggio fino alle cinque - racconta Sergio Sacco - Poi gli abbiamo dato il cambio. Un altro nostro fratello lo ha trovato casa, è uscito intorno alle nove e da quel momento non lo abbiamo più visto".
"Mio fratello forse ha sbagliato, anzi sicuramente ha sbagliato - dice Modesto - ma questo non giustifica la reazione. Potevano prenderlo e massacrarlo di botte, posso capirlo, ma schiacciarlo con una macchina no, questo no". "E che facciamo? - gli fa eco Sergio - Ogni volta che uno va a fare una rapina lo ammazziamo? La polizia ci ha detto che gli sono passati sopra più di una volta".
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Un tempo erano dieci i figli della famiglia Sacco, ora sono rimasti in sei, cinque fratelli e una sorella. Gli altri se ne sono andati per malattie o incidenti. Vite difficili, compresa quella di Vito Sacco, che tre anni fa, raccontano i fratelli, fu arrestato per la rapina a una farmacia. "Si è fatto due anni agli arresti domiciliari, in questa casa - spiega Sergio - Era libero da un paio di mesi". Evidentemente, se è vero quello che finora hanno accertato gli inquirenti, non aveva cambiato strada.
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