Il Tirreno

Prato

Made in Italy vuol dire qualità e legalità

Made in Italy vuol dire qualità e legalità

Al convegno organizzato da Cna i progetti per un modello di sviluppo sostenibile e anche etico

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PRATO. Il made in Italy, oltre a rappresentare la qualità deve anche essere garanzia di legalità. Partendo da questo tema Cna Federmoda ha organizzato una tavola rotonda per individuare progetti concreti da cui partire per ridare dignità al lavoro delle imprese che applicano valori etici. «Nella decima commissione – ha annunciato Valeria Fedeli vicepresidente del Senato – ho proposto un modello produttivo fondato sulla sostenibilità, i diritti, l'etica, la qualità della produzione e della vita. Stiamo aspettando l'approvazione di Bruxelles, intanto abbiamo ottenuto buoni risultati sulla tracciabilità dei prodotti». Alla tavola rotonda organizzata al Museo del Tessuto è intervenuto anche l'assessore regionale Gianfranco Simoncini che ha sottolineato come anche la Regione sia impegnata in un percorso a sostegno del made in Italy e dell'etica. « Con il progetto la Fabbrica Etica - ha detto l’assessore - abbiamo lanciato un doppio messaggio: da una parte quello del rispetto del lavoro e dall'altra abbiamo ottenuto una ricaduta positiva sull'economia. Stiamo anche lavorando sulla sicurezza con una campagna a tappeto di controllo delle imprese. Il monito è chiaro: con l'illegalità non si fa crescere la propria azienda». Simoncini ha anche annunciato un tavolo di lavoro per il settore della pelletteria voluto da imprenditori e sindacati per certificare la produzione anche con i valori etici.

Durante la giornata sono stati organizzati cinque gruppi di lavoro per discutere di conoscenza del made in Italy nelle scuole, certificazione efficace di filiera, un nuovo modello di produzione e di sostenibilità nel mondo, un sistema organico di regole e incentivi per il passaggio generazionale delle imprese made in Italy, di politiche economiche per incentivare un modello di sviluppo sostenibile.

Made in Italy nelle scuole. La proposta del gruppo di lavoro è di diffondere tra i ragazzi il concetto di educazione all' acquisto di prodotti etici anche attraverso un progetto che racconti come avviene una produzione etica.

Certificazione di filiera. Bisogna arricchire la certificazione con aspetti di natura ambientale, chimica, ma anche con la storia dell' azienda e del marchio per arrivare direttamente al consumatore.

Il modello di produzione sostenibile nel mondo. Tre le idee presentate: la realizzazione di un rating di valore per le Pmi basato su indicatori di sostenibilità economica, sociale etica e ambientale, applicazione e incentivazione del contratto di subfornitura attraverso l'aggregazione tra fornitori e committenti e infine agire sul cuneo fiscale attraverso la pubblicazione del costo del lavoro necessario per produrre un manufatto.

Passaggio generazionale. Il passaggio deve avvenire favorendo l'inserimento di giovani leve, consentendone la presenza in modo lecito e incentivando lo spin off.

Incentivi per un modello di sviluppo sostenibile. L'idea è di costruire un sistema che premi le aziende che aderiscono ad un sistema di regole volontarie e condivise capaci di certificare la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

«Il problema dell'eticità – ha spiegato Claudio Bettazzi presidente di Cna – è molto sentito soprattutto nel distretto, ne abbiamo avuto la percezione durante gli incontri che abbiamo fatto sul territorio. Da qui l'idea di creare un momento di confronto da cui sono nate proposte concrete». Tra i relatori anche Luca Rinfreschi presidente nazionale di Cna Federmoda: «Sono state fatte proposte a 360 gradi che abbracciano anche la scuola, un anello importante. Vogliamo insegnare alle nuove generazioni a scegliere i prodotti in modo consapevole».

Alessandra Agrati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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