Il Tirreno

Prato

Yahar voleva diventare un "foreign fighter"

Cristina Orsini
Musulmani in preghiera nella moschea di via Ferrara
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Musulmani in preghiera nella moschea di via Ferrara

Prato, un uomo di 27 anni, pachistano è stato espulso su provvedimento firmato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano: frequentava siti jihadisti e su Facebook seguiva leader della lotta armata.  L’abitazione dell’uomo, al Soccorso, è stata perquisita dalla Digos su ordine della procura. All'aeroporto di Karachi la polizia pakistana lo ha arrestato e avrebbe chiesto 2000 dollari per liberarlo. Le voci della moschea di via Ferrara

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PRATO. Un cittadino di origini pachistane, conosciuto come Yahar, di 27 anni, residente a Prato, è stato espulso dall’Italia con un provvedimento firmato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano perché sospettato di svolgere attività o di avere frequentazioni legate al terrorismo.  L’abitazione dell’uomo, nei pressi di via Ferrara, dove c'è la moschea che frequentava, al Soccorso, è stata perquisita dalla Digos della polizia di Prato su ordine della Procura e il pachistano è stato portato in Questura per la notifica del provvedimento, che è stato emesso dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione.

La perquisizione avvenuta mercoledì 22 aprile, avrebbe dato esito negativo. E' stato sequestrato solo il computer. L'uomo, espulso giovedì 23 aprile, è stato accompagnato all'aeroporto dio Fiumicino a Milano dalla Digos di Prato ed è statao imbarcato su un aereo per Karakhi, in Pakistan. Quando è atterrato Yahar è stato preso in consegna dalla polizia locale. Secondo i parenti, molto preoccupati della situazione, la polizia gli avrebbe chiesto una cauzione di 2000 euro per liberarlo.

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Nella conferenza stampa di oggi, venerdì 24 aprile, in Questura è stato spiegato che l'uomo, arrivato in Italia dal 1999, a 11 anni, grazie al ricongiungimento chiesto dal padre, a Prato da moltissimo tempo, e perfettamente integrato - è stato spiegato dal Questore Filippo Cerulo, dal dirigente della Digos Roberto Garbagna e dal dirigente dell'Immigrazione Cavallari - negli ultimi 12-24 mesi si era molto isolato.

Yahar in possesso di un regolare permesso di soggiorno lavorava come facchino presso una cooperativa che prestava servizio alla Tnt, dita di spedizioni con sede a Calenzano. Lavorava e pregava, Yahar. Non frequentava amici solo quelli della moschea in via Ferrara e sempre più spesso stava chiuso in casa, davanti al suo personal computer. Ed è lì che gli investigatori romani - che poi hanno passato la segnalazione ai colleghi di Prato che però già da un paio di anni tenevano sotto controllo il giovane - hanno trovato le tracce di una frequentazione sempre più assidua a siti jihadisti.

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Il "cane sciolto -, così Yahar è stato definito dalla polizia -  stava ore ad ascoltare sermoni", in particolare su Facebook ma non solo, le amicizie o i "like" finivano sempre su personaggi legati alla galassia dell'integralismo islamico. "C'era fondati sospetti - ha precisato il dirigente della Digos - che l'uomo si stesse avviando sulla strada della lotta armata con un trasferimento nella zone di guerra o che potesse, prima o poi, iniziare attività di reclutamento sul territorio".

Insomma, secondo la Questura, Yahar, che in Pakistan ha lasciato la giovane moglie, una figlia e un maschietto di appena tre mesi, sarebbe presto diventato uno di quei foreign fighters pronti alla guerra santa: giovani immigrati della seconda generazione che lasciano l'occidente per combatterlo.

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Il provvedimento firmato dal ministro Alfano applica le recenti disposizioni che hanno inasprito le sanzioni a carico di chi è sospettato di svolgere attività para-terroristiche. In questo caso non si tratta di un’indagine di tipo penale ma di un atto amministrativo: il sospettato viene classificato come persona non gradita e per questo espulso. Gli inquirenti hanno chiarito che l'episodio non ha nessun collegamento con un'altra operazione effettuata martedì sera in viale Montegrappa, dove erano state notate tre volanti della polizia e una jeep dell'esercito che hanno prelevato un uomo da un'abitazione.

Le voci della moschea di via Ferrara sono tutte in difesa di Yahar. "Sì - dice Rashid, tra i più anziani frequentatori del luogo di culto al Soccorso - ma mai abbiamo udito discorsi che potessero farci proccupare. Qui, noi, viviamo in armonia con tutti. E anche la polizia - conclude - può venire a controllare quando vuole"

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