Il dolore
Bigiotteria taroccata la Finanza sequestra merce per 8 milioni
Quindici imprenditori denunciati fra cinesi e italiani Al centro dell'inchiesta la produzione di false "Carose"
PRATO. Ancora una volta Prato fa da centro di smistamento della contraffazione e del commerco di prodotti taroccati e non sicuri. La Guardia di finanza di Prato ha sequestrato 1 milione e 700mila articoli di bigiotteria, tra cui piercing, collane, bracciali, anelli ed orecchini, per un valore stimato di circa 8 milioni di euro. Il tutto immesso in commercio violando le normative nazionali e quelle dell'Unione europea che garantiscono e tutelano il consumatore. La Finanza ha denunciato 15 persone, di cui 14 di origine cinese e un italiano della provincia di Milano, rispettivamente titolari di quindici imprese, di cui tre operative a Prato e dodici in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano e Bari.
L'attività investigativa dei baschi verdi, coordinata dalla Procura di Prato, è iniziata circa tre mesi verificando l'immissione sul mercato di una gran quantità di ciondoli a forma di bambolina. Tramite ricerche, che sono state svolte prevalentemente su internet, i finanzieri sono risaliti al marchio originale, realizzato da una giovane azienda pugliese, la "Toco d'Encanto" di Nardò in provincia di Lecce. L’azienda ha depositato il marchio delle piccole bambole col nome di “Carose”. Il prodotto dell'azienda, commerciato legalmente, ha avuto subito grande successo, tanto che le Carose si possono trovare anche in gioielleria a un prezzo di circa 65 euro. Il prodotto taroccato, prima del maxi-sequesto operato dalla Finanza, si trovava in commercio nei negozi cinesi a soli 12 euro o anche a meno. C'è voluto poco, infatti, che la Carosa venisse imitata, peraltro in modo quasi perfetto, e prodotta in Cina attraverso aziende che ne commissionavano la produzione a basso costo e senza nessuna certificazione. La Finanza di Prato ha accertato che le imprese che commerciavano la bigiotteria taroccata, oltre ad aggiornarsi continuamente sull’uscita di nuovi marchi, curava dei cataloghi pubblicizzati su internet alla stregua di qualsiasi prodotto legale. Insomma, un’operazione di marketing vera e proprio.
«L'abusivismo, la contraffazione ed il commercio di prodotti insicuri - hanno detto il capitano Luigi D'Ambrosa e il tenente Alessandro Salvatore che hanno condotto le indagini - danneggiano il mercato dell'economia legale, sottraggono opportunità e lavoro alle imprese oneste - in particolar modo giovani che investono, come in questo caso - che rispettano le regole. E soprattutto, mettono in pericolo la salute e l'incolumità dei consumatori. Pensiamo solo all’effetto dei piercing, orecchini o collane che non riportano la provenienza né la composizione merceologica, in soggetti allergici che la indossano loro ignari dell’alto contenuto di nichel o di altri pericoli per la salute».
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