Il Tirreno

Prato

Il mistero dei finti turisti: la metà sono cinesi

di Barbara Burzi
Turisti in coda davanti al Palazzo Pretorio: non ci sono molti cinesi
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Turisti in coda davanti al Palazzo Pretorio: non ci sono molti cinesi

Numeri inverosimili nelle statistiche elaborate dalla Provincia. Una delle ipotesi è che il fenomeno sia legato ai flussi dell'immigrazione

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PRATO. Negli itinerari dei turisti, Prato rappresenta una tappa da “toccata e fuga”. Non mancano infatti i visitatori, ma il numero di quelli che decidono di pernottare in città per una o più notti è mediamente in calo, seppur le presenze nei primi mesi dell’anno siano diminuite un po’ meno rispetto all’anno scorso. Dal rapporto annuale sul movimento turistico a Prato emerge che nel 2014 gli arrivi sono cresciuti dell’8,8% (oltre245mila unità rispetto alle 225mila del 2013), mentre le presenze sono scese del 3,6% (da circa 535.600 a circa 555.600). Una flessione che trova conferma anche nei primi due mesi del 2015 che, se confrontati con il primo bimestre dell’anno scorso, registrano un 10,9% in più di arrivi e un calo di presenze dell’1,5%.

Il mistero dei cinesi. La fotografia scattata dal dossier, realizzato dal settore turismo della Provincia, mostra che sempre più persone scelgono di venire a visitare Prato, ma ci restano per poco tempo (in media 2 notti). Dietro questi dati c’è però una presenza consistenze di cinesi (48% del totale degli stranieri) che contribuisce a gonfiare il numero degli arrivi registrati presso le strutture ricettive, senza trovare conferma tra gli addetti ai lavori, che si tratti effettivamente di turisti. Un’ipotesi potrebbe essere legata ai flussi migratori di quella parte di cinesi che arrivano in Europa con visto turistico, ai quali le autorità governative chiedono di indicare l’indirizzo di un alloggio prima della partenza. Tra le altre nazionalità straniere registrate in città, al secondo posto per numero di presenze ci sono turisti provenienti da altri paesi asiatici (10%) seguiti dai giapponesi (8%). Sul totale degli arrivi c’è poi il gruppo di stranieri formato da spagnoli, americani, inglesi e russi, che rappresenta circa il 14% ed è quello che incide maggiormente sull’indotto, con visite ai musei, alle cantine, ai bar e ai ristoranti.

L'offerta ricettiva. E' composta da 172 strutture con una copertura complessiva di 3.680 posti letto; a prevalere sono le strutture di tipo extralberghiero (87%), ma sono quelle alberghiere (22 strutture a 3 e 4 stelle) a garantire il 52% dei posti letto. Oltre la metà delle strutture (66%) si concentra nella piana di Prato e Montemurlo, il 23% copre i comuni medicei mentre l’1% è dislocato in Valbisenzio. «La proposta turistica inizia a passare - afferma il presidente della provincia, Matteo Biffoni – anche se ci manca ancora un pezzo importante, che è rappresentato dal segmento commerciale delle presenze turistiche. Bisogna tornare a puntare su un turismo fatto di persone che vengono qui per motivi di lavoro e che negli ultimi anni ha subito un calo, in parte fisiologico, dovuto alla facilità degli spostamenti». Sulla base dei dati rilevati, l’amministrazione comunale sta lavorando su «proposte concrete che consentano di pianificare strategie mirate a richiamare persone con interessi diversi creando itinerari turistici variegati, che vanno dal food all’arte», spiega l’assessore alle Politiche per il turismo Daniela Toccafondi. Sui piani pesa però l’incognita della tassa di soggiorno che ritoccherà presto i listini delle strutture ricettive di ogni livello. Riguardo all’istituzione di quest’imposta il presidente provinciale di Federalberghi, Rodolfo Tomada, ritiene che «all’inizio ci sarà un riscontro negativo da parte dei turisti che guardavano a Prato come un’isola felice, ma molto dipenderà dall’importo e dall’utilizzo che ne verrà fatto». Per Confesercenti sarà «un brutto colpo per il turismo».
 

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