Il Tirreno

Prato

Figline, i deportati raccontano l'Olocausto

I nuovi allestimenti del Museo della deportazione e della resistenza
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I nuovi allestimenti del Museo della deportazione e della resistenza

Saranno inaugurati il 25 aprile i nuovi allestimenti del Museo della resistenza con sette monitor e le voci degli internati nei campi di sterminio. Il custode è un diciottenne austriaco

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PRATO. Saranno inaugurati il 25 aprile i nuovi allestimenti e il percorso audiovisivo al Museo della deportazione e resistenza di Figline. Un passo in avanti nella tecnologia grazie ad un finanziamento della Presidenza del Consiglio, dopo che la Fondazione del Museo ha vinto un bando aggiudicandosi 20mila euro investiti in un percorso dove sono apportati miglioramenti in campo audio-visivo. Alle 15,30 visita gratuita del museo, alle 16,30 inaugurazione dell’allestimento e donazione al museo di documenti originali appartenuti all’ex deportato Dorval Vannini, seguiranno gli interventi del sindaco Matteo Biffoni e di Aurora Castellani, presidente della Fondazione del museo. Saranno presenti rappresentanti di Aned e Anpi di Prato e della comunità ebraica di Firenze.

«Grazie al finanziamento – spiega Camilla Brunelli, direttrice della fondazione del museo della deportazione e resistenza – siamo riusciti ad apportare degli aggiornamenti tecnologici. Sostituiti i monitor esistenti con apparecchi moderni dove le scolaresche possono ascoltare l’audio grazie a delle casse poste in concomitanza dei video, mentre i singoli avranno a disposizione le cuffie. I monitor sono controllati da un regia che può stoppare l’immagine quando necessario e la stessa cosa può essere fatta dal cellulare grazie ad una App».

In ognuno dei sette schermi i sopravvissuti ai campi di lavoro forzato e di sterminio raccontano la loro esperienza. Si inizia con l’arrivo al campo, la quarantena ed il lavoro. Poi la vita del campo: l’appello, le punizioni, le esecuzioni, quindi la solidarietà fra deportati e poi gli esperimenti e i tentativi di fuga. Infine, vengono raccontate le selezioni, la morte, lo sterminio e la liberazione per quelli che ce l’hanno fatta. Per ogni racconto sono disponibili anche sottotitoli in inglese, cinese e in italiano per non udenti. Il percorso si chiama “Con i miei occhi” ed è curato da Camilla Brunelli e dal regista Gabriele Cecconi.

Il museo di Figline nel suo genere è unico in Italia. Accoglie annualmente circa 7mila visitatori con scuole che arrivano da ogni regione. A fare da guida, fra gli altri, c’è un giovane austriaco, Luca Ploderer. Arriva da Vienna, ha 18 anni e da settembre è a Prato per svolgere il servizio civile in sostituzione di quello militare che nel suo Paese è ancora obbligatorio. Fino ad agosto farà da cicerone ai ragazzi all’interno del museo. Luca alle superiori ha studiato per tre anni italiano, ha saputo del museo e ha deciso di fare qui il suo servizio civile: «Volevo qualcosa che avesse senso – spiega – Dedicare un anno della mia vita ad un’esperienza che mi restasse dentro. E sono entusiasta di questo percorso che sto portando avanti».
 

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