La manifestazione
Via Ciulli, sottopasso “a pericolosità zero”
PRATO. Il sottopasso ferroviario di via Ciulli, dove nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2010 trovarono la morte tre donne cinesi (Wang Dong Lan, Wang Jilan e Wang Chengwei) intrappolate nell'auto...
PRATO. Il sottopasso ferroviario di via Ciulli, dove nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2010 trovarono la morte tre donne cinesi (Wang Dong Lan, Wang Jilan e Wang Chengwei) intrappolate nell'auto finita nell'invaso allagato, era stato dichiarato a "pericolosità zero" dall'Autorità di bacino del fiume Arno. La circostanza è emersa ieri nel corso del processo che vede imputati Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio Mobilità e protezione civile del Comune, Stefano Caldini, che fu direttore dei lavori del sottopasso per conto di Italferr, Paolo Berti, dipendente di Trenitalia, e Sandro Gensini, direttore di Asm, tutti accusati di omicidio colposo plurimo per non avere, a vario titolo, garantito le condizioni di sicurezza di chi si fosse trovato a transitare nel sottopasso di via Ciulli durante un nubifragio.
Rispondendo alle domande degli avvocati difensori, tra cui Mauro Cini, Olivia Nati e Alessandro Gattai, i consulenti tecnici d'ufficio, gli ingegneri Claudio Pardini e Renzo Bessi, hanno sostenuto che il temporale che si abbatté su Prato in quella maledetta notte fu effettivamente un evento eccezionale, uno di quegli eventi che hanno "tempi di ritorno" superiori ai cento anni, ha specificato l'ingegner Pardini sulla base dei dati rilevati dal pluviometro di Galceti.
Sarà una questione sulla quale punteranno molto le difese, ma che di per sé non basta ad assolvere gli imputati. La domanda a cui il processo deve dare una risposta è se i soggetti che avevano la responsabilità di garantire la sicurezza stradale in quel tratto hanno fatto bene il loro lavoro. E a questa domanda ancora non è stata data risposta.
E' emerso però, come si diceva, quel particolare abbastanza sorprendente sulla "pericolosità zero" del sottopasso, una patente di sicurezza affibbiata all'opera dall'Autorità di bacino, che sembra francamente sballata, visto quello che è successo nel 2010, ma anche considerando il fatto che già altre due volte in precedenza il sottopasso si era allagato dopo un temporale. L'avvocato Nati, che difende il funzionario comunale Lorenzo Frasconi, ha provato ad approfondire la questione e i due consulenti hanno spiegato che l'Autorità in questi casi si affida a un meccanismo di "modellazione territoriale", che però dovrebbe tener conto anche degli eventi passati. Solo nel 2014 la pericolosità del sottopasso è stata elevata da 0 a 1 in una scala di quattro.
I due consulenti in precedenza avevano spiegato che tutti i sottopassi della zona, non solo quello di via Ciulli, erano adeguati alle esigenze quando furono costruiti, ma che poi c'è stato un forte fenomeno di urbanizzazione e le condizioni sono cambiate perché un territorio urbanizzato è maggiormente soggetto alle inondazioni di un territorio prevalentemente agricolo. L'udienza è stata aggiornata al 18 maggio, ma ne serviranno altre per terminare il processo. (p.n.)
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