Il Tirreno

Prato

Un anticiclone in arrivo a Prato

di Miriam Monteleone
Un anticiclone in arrivo a Prato

Concerto del Geometra Mangoni all’ex Chiesino che presenta il suo ultimo album

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PRATO. L'Ex Chiesino San Giovanni si conferma di nuovo fucina di nuovi talenti e il prossimo 24 aprile ospita in concerto Il Geometra Mangoni con il suo primo album "L'Anticiclone delle Azzorre". Il cantautore, originario di Agliana, per l'occasione si esibirà in compagnia di Fabio Mazzei (batteria elettrica) e il musicista pratese Tommaso Rosati. L'ingresso è libero.

Maurizio Mangoni nel panorama dei solisti toscani è senza dubbio una figura eclettica, un musicista che viene dalla classica (da bambino ha studiato il sax) ma che in questi anni ha sperimentato sonorità elettroniche, creandosi una sua cifra anche come autore e cantautore. Il "geometra", alla vigilia di un'estate che lo vedrà impegnato nella presentazione del suo primo album, ci ha svelato alcuni suoi progetti musicali. Partiamo dal tuo nome d'arte. Perché nella musica hai voluto mantenere il tuo titolo professionale?

«L'idea del nome è nata nel 2011 quando è partito il mio progetto da solista e ho partecipato al premio "Ernesto De Pascale" al Rock Contest di Controradio Firenze, che poi ho vinto con la canzone "Domani". Mi fu chiesto come volevo chiamarmi e allora mi sono detto perché non "Il Geometra Mangoni". Sono geometra di professione da anni e non mi dispiaceva l'idea di esserlo "in borghese" sul palco. La mia musica parla del quotidiano, di quello che sono e di quello che siamo, quindi non mi interessa mettere in scena finzioni».

Nel concerto all'Ex Chiesino presenterai soprattutto il tuo nuovo album "L'Anticiclone delle Azzorre". Qualche anticipazione?

«Il titolo diciamo che è già evocativo. L'Anticiclone delle Azzorre è quel vento che porta il bel tempo in Italia o almeno lo portava quando le stagioni climatiche erano più prevedibili. Un'ondata di alta pressione subtropicale ma anche uno stato mentale di felicità, un raggio di sole. Questi nove pezzi raccontano l'amore, sono come un diario fatto di storie normali, spesso difficili, ma anche meravigliose. Un disco pensato, scritto e suonato in un'epoca di passaggio che però non passa mai. Nel mese di maggio è in programma l'uscita ufficiale, il disco è prodotto da Base Luna».

Quali sono i tuoi modelli musicali?

« Ultimamente mi sono buttato molto sulle sonorità atipiche del nord Europa (Apparat, Efterklang e Notwist) ma da sempre amo cantautori storici come Sergio Endrigo e Bruno Lauzi. Riconosco di avere dei gusti un po' particolari…»

Oggi gli aspiranti musicisti in Toscana non mancano. Come ci si sente a proporsi in questa fossa di leoni?

«Beh, non è facile ritagliarsi un posto e un nome e uscire dalla soglia del "rumore". Io ci provo, poi è il pubblico a giudicare. Il panorama musicale è continuamento bombardato da proposte. Faccio fatica a definirmi: nasco come sassofonista, ma ho collaborato con artisti diversi, sperimentando nuove sonorità, soprattutto elettroniche con strumenti aumentativi. Mi piace fare musica, ma soprattutto scriverla. Ho scritto anche qualche testo per bambini ultimamente e non escludo di dedicarmi in seguito a qualche progetto di musicoterapia, ma è presto per dirlo».

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