Attenzione
Azioni Bpvi svalutate, c'è la pagina Facebook degli arrabbiati
I piccoli azionisti di Prato e non solo si mettono insieme: per un manager di Poggio "aver obbligato all''acquisto è inaccettabile" mentre una coppia di Parma ha investito in titoli 50.000 euro di risparmi. I conti dell'Unione industriali: 22 imprenditori hanno comprato azioni della Popolare di Vicenza per più di 450.000 euro ma il numero è destinato ad aumentare
PRATO. Si sentono presi in giro: “Perché la banca – dicono - ci ha messo le mani in tasca obbligandoci a prendere titoli spacciati per più sicuri di quelli di Stato e poi li ha svalutati ”. E così il giro dei clienti Bpvi a Prato e non solo, pronti a intraprendere un azione contro la banca – che ha tagliato il valore della azioni portandole da 62 a 48 euro l’una - si allarga ancora.
L’appello di Simone C., piccolo imprenditore di Prato, che per primo ha chiamato alla rivolta lanciando l’idea di una class action è piaciuta ed ha trovato adesioni che ora sono in aumento. E mentre gli avvocati si mobilitano su mandato dei clienti, i piccoli azionisti si uniscono e usano i social. E stata aperta una Pagina Facebook dal nome chiarissimo: “Bpv, ci rendi i soldi?” che ha già 200 iscritti e che è amministrata da Tommaso Bruno Caparrotti, ex militante Pdl, socio al tempo del circolo Agorà, poi passato con Giannino. Caparrotti sulla pagine Facebook oltre a informazioni di carattere generale, spiega agli “amici” come poter cedere il pacchetto svalutato.
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Ed è questa un’altra questione che fa infuriare i soci Bpvi: non riuscire da tempo a rientrare dall'investimento. E’ il caso di un manager di una grande multinazionale americana che ha avviato un rapporto con la filiale Bpvi di Poggio a Caiano. “Due anni fa – racconta – mi hanno letteralmente obbligato ad acquistare azioni, affermando che erano più che garantite perché senza oscillazioni e allettandomi con un conto a zero spese. Alla fine ho ceduto, acquistando il pacchetto minimo (100 azioni del valore di 6.200 euro ndr) e ora me le trovo svalutate. Non è per la cifra che certo non mi cambia la vita ma è per il modo di fare. So bene - conlude - che comprando azioni si guadagna e si perde, ma è una scelta e se la si fa ci si rassegna ai rischi. Così, invece, è inaccettabile”.
Il manager lo scorso settembre ha inviato una lettera alla banca chiedendo la cessione del pacchetto: “Ma non mi hanno nemmeno risposto”. Il piccolo azionista è tra quelli pronti alla battaglia: “Non aspetto altro che qualcuno parta con un azione per aggregarmi”.
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Non solo da Prato i piccoli azionisti si muovo in cerca di alleanza. Una coppia di dipendenti di Parma si è messa in contatto con Simone C. per capire cosa fare. E’ questa la loro storia: “Noi nella Bpvi abbiamo messo i risparmi di una vita – racconta la donna – Due anni fa ci fu chiesto di comprare un pacchetto azionario della banca. Ci fu detto che le azioni erano una forma di risparmio garantito”. La coppia di Parma comprò azioni per 50.000 euro: “Era una buona fetta di ciò che avevamo” prosegue la donna.
Ma non basta: “Sei mesi fa – continua – la Bpvi ha chiamato mio marito e come se fosse la persona più fortunate di questo mondo a poter accedere a quell’occasione imperdibile, gli hanno chiesto di far diventare socia anche me”. Offerta, anche questa, accettata: il pacchetto di azioni della famiglia di Parma è aumentato fino a 55.000 euro. Poi il taglio, e la rabbia. “Noi ora siamo terrorizzati. Da soli non potremo mai avere la forza di andare contro una banca, ma in tanti forse qualcosa si potrà fare”.
E siccome i piccoli e grandi soci Bpvi, dopo il taglio delle azioni, sono in fase di conteggio ecco che un numero arriva anche dall’Unione Industriali di Prato il cui presidente Andrea Cavicchi ha chiesto ai soci Uip, impegnati in Bpvi, di fare un resoconto dei danni ricevuti. C’era tempo fino al 20 aprile. “Per il momento – spiega Cavicchi – abbiamo ottenuto risposte da 22 associati che hanno acquistato azioni per circa 450.000 euro in totale. Sono molti soldi e l’impressione è che il numero si possa ulteriormente allargare”.
E’ Riccardo Marini, presidente della sezione lanifici di Uip, presidente dei produttori di tessuti di Sistema Moda Italia a buttare acqua sul fuoco: “Onde evitare confusione – afferma – credo che nel caso della Popolare di Vicenza bruci più la beffa del danno effettivo ricevuto dagli azionisti. Certo, quello che davvero non va giù – conclude – è il metodo usato del “do ut des”: azioni in cambio di fidi o di benefit”.
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