La manifestazione
Termovalorizzatore Gida, si riparte da capo
Riunione tra Comune di Prato, vertici della partecipata e lo studio romano Massaro che ha assemblato lo studio sull'impatto ambientale, criticato da Asl e Arpat. Si procederà con l'integrazione: 48 punti a cui rispondere approfonditamente
PRATO. I vertici di Gida (presidente e direttore), lo studio Massaro di Roma che ha assemblato la documentazione per la Via, i soci della partecipata (il presidente Consiag Luciano Baggani e il presidente Uip Andrea Cavicchi) e due tecnici Gida si sono incontrati oggi, lunedì 20 aprile, con il sindaco Matteo Biffoni, il vicesindaco Simone Faggi e l'assessore alla Ambiente Filippo Alessi per affrontare la questione spinosa della bocciatura della Valutazione di impatto ambientale da parte di Arpat e Asl sul progettto del nuovo termovalorizzatore Gida che dovrà sostituire quello vecchio di 30 anni ma ancora perfettamente efficiente e che ha, di conseguenza, provocato lo stop dell’iter.
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Piuttosto nette le critiche di Asl e Arpat nelle osservazioni depositate la settimana scorsa nelle quali lo studio appare quantomeno poco approfondito. La riunione, che ha preceduto l’assemblea dei soci convocata tempo addietro per parlare del bilancio, è finita con la richiesta condivisa di Comune, Consiag e industriali di procedere con un integrazione della documentazione (sono 48 i punti sui quali lo studio dovrà dare nuove e più dettagliate risposte) per la quale verrà certamente superato il limite di tempo fissato in 45 giorni ma che potrà essere prorogato fino al doppio.
Sarà sempre lo studio romano dell’ingegner Mario Massaro a fare l’integrazione della Via (nomina fatta a suo tempo dall’ex assessore della giunta Cenni Filippo Bernocchi che nel 2005 è stato nella commissione tecnica ministeriale di verifica dell’impatto ambientale assieme a Massaro per la Via su una centrale elettrica e i cui nomi compaiono negli elenchi 2013 dei consulenti del ministero dell’Ambiente).
Secondo l’ingegnere romano le critiche avanzate da Asl e Arpat dipenderebbero da un comparazione erronea delle tabelle riportate nello studio, una questione che verrà chiarita in un prossimo incontro che lo studio avrà appunto con Asl e Arpat, fortemente caldeggiato dal Comune. «Ciò che però a noi interessa - spiegano Alessi e Faggi - non è entrare nel merito tecnico delle questioni ma che lo studio, una volta terminato, dia tutte le garanzie di sicurezza del nuovo impianto (le performance dovranno essere migliorative rispetto a quelle attuali ndr). Saremo soddisfatti solo quando - concludono - Arpat e Asl darano il loro ok».
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