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Giorno di festa per la chiesa di Sant'Ippolito in Piazzanese

La chiesa di S. Ippolito in Piazzanese
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La chiesa di S. Ippolito in Piazzanese

Inaugurazione della pieve, una delle più antiche di Prato, e presentazione ufficiale dei restauri durati tredici anni. Per tanto tempo i parrocchiani e i visitatori non sono potuti entrare nella chiesa

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PRATO. La chiesa di Sant’Ippolito in Piazzanese festeggia la sua nuova vita. Oggi, sabato 18 aprile alle ore 11 è prevista l’inaugurazione della pieve - una delle più antiche di Prato - con la presentazione ufficiale dei lunghi lavori di restauro, durati 13 anni.

Tanto è stato il tempo in cui i parrocchiani e i visitatori non sono potuti entrare nella chiesa. Il rifacimento del tetto prima e, dal 2005, importanti lavori di ristrutturazione che hanno interessato tutto l’interno, hanno obbligato il pievano, don Paolo Bini, a tenere chiusa la chiesa fino agli inizi di quest’anno.

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Importante la cifra spesa complessivamente, che si aggira intorno al milione e duecentomila euro, così come sono importanti gli interventi svolti: in particolare da sottolineare il lavoro sulle colonne per riesumare l’aspetto originario dei capitelli che mostrano il loro vero volto, datato XI secolo.

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«Una bella soddisfazione poter dichiarare ultimati i lavori di ristrutturazione, - sottolinea don Paolo Bini - anche se l’attesa è stata lunga. Grazie al lavoro svolto dagli architetti Fiorella Facchinetti e Franco Filippelli è possibile far tornare a vivere la pieve, che presenta una commistione straordinaria di stili e di epoche. Della chiesa si ha notizie sia in epoca imperiale che in epoca longobarda, ma la sua struttura originaria risale al Mille». E, in effetti, la chiesa offre agli occhi dei fedeli caratteri interessanti, sin dall’esterno, con le tre absidi rivestite esternamente di marmo verde di Prato: «È l’unica chiesa in Toscana - dice don Renzo Fantappiè, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi - che presenta una peculiarità di questo tipo». Oltre a questo, i capitelli: databili, come detto, intorno all’XI secolo, nell’Ottocento erano stati coperti da un intervento di ammodernamento; all’interno dei lavori di ristrutturazione anche la loro pulitura completa, «che permette - dice ancora don Fantappiè - di ammirare il loro aspetto originario,

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