Il dolore
Epp, canoni e bollette non pagate per 2 milioni di euro
Prato, nella commissione consiliare esposti i numeri della morosità presentati dal presidente Mazzoni: situazioni di disagio ma ci sono anche i truffatori
PRATO. Ha un debole per il latino l’ingegner Federico Mazzoni, presidente di Epp. Scomoda persino le “Catilinarie” di Cicerone per dipingere una situazione in cui la misura è colma. “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”, così ha intitolato la relazione consegnata alle commissioni consiliari 2 e 5 riunite in seduta congiunta. Ovvero, “fino a quando dunque Catilina, abuserai della nostra pazienza?” Fuor di metafora, Catilina è l’inquilino moroso che non paga quanto deve, tra canone d’affitto e utenze, al soggetto che gestisce il patrimonio pubblico su Prato e provincia.
Un “buco” non indifferente sui bilanci della partecipata che, rimettendoci di tasca sua per le bollette di Publiacqua ed Estra, fa da “ammortizzatore sociale” e non può così spendere, ad esempio, sugli interventi di manutenzione. I numeri della morosità sono spaventosi: 988.735 euro per canoni d’affitto non pagati sulle case popolari, una cifra che si è accumulata fra il 2004 e il 2014. Altro capitolo è quello della morosità per servizi (fra utenze e servizi comuni o condominiali), per un totale di 842mila euro tra servizi a rimborso (Epp anticipa le utenze agli inquilini per poi ottenere il rimborso col bollettino dell’affitto) e spese condominiali per i condomini gestiti da Epp, cui bisogna aggiungere la morosità degli assegnatari residenti nei condomini “misti” gestiti da amministratori esterni.
Conti alla mano, si stima una morosità complessiva per oltre 2 milioni di euro, con tutti i suoi risvolti sociali. Sì perché la metà di quei 988.735 euro che mancano all’appello viene classificata da Epp come “casi sociali da accertare”, utenti che dovrebbero pagare generalmente un canone minimo (40 euro al mese secondo la nuova legge regionale sulle case popolari). Quali sono i “casi sociali” di competenza dell’assessorato e quali, invece, i morosi ordinari dai quali esigere il recupero del credito? Questione cruciale per Epp, che non ci sta a fare da paracadute verso la prima categoria.
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«Le nostre risorse – lamenta Mazzoni - sono insufficienti. Era stata a suo tempo istituita una commissione per l’analisi dei casi: l’attività in realtà viene svolta con difficoltà e con tempi più lunghi del necessario in collaborazione con l’ufficio casa dei Comuni ed Epp».
A gonfiare le cifre sulla morosità anche le sanzioni inflitte agli inquilini che non aggiornano la dichiarazione dei redditi ogni due anni, come da obbligo di legge. Perché poi può succedere, come è stato raccontato in commissione, che un assegnatario tenuto a pagare 40 euro di canone sociale abbia invece i mezzi per abbonarsi a Sky con antenne in bella vista o auto di lusso.
Che siano vigili o funzionari comunali, Epp chiede al Comune i rinforzi per l'azione di verifica mentre, sul recupero delle morosità pregresse, propone l’affidamento a terzi (Sori o Equitalia) in modo da colpire i truffatori. Anche perché la morosità, alla fine, sfocia nello sfratto: sono 70 le procedure in corso fra i 1700 appartamenti targati Epp. Su questo il gestore ha bisogno di togliersi un sassolino dalle scarpe, citando l’esempio di uno sfratto bloccato dall’autorità comunale qualche giorno fa in presenza di minori. «Motivi sacrosanti – ammette il presidente di Epp - ma si tratta di circostanze che dovrebbero essere note ai Comuni prima di intraprendere l’azione legale. I cittadini devono sapere che andiamo fino in fondo con chi fa il furbo».
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