Il Tirreno

Prato

sanità

ll Pronto soccorso scoppia e Chirurgia ha pochi medici

di Maria Lardara
Una corsia dell'ospedale Santo Stefano
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Una corsia dell'ospedale Santo Stefano

La commissione consiliare 5 ha tenuto la riunione all’interno dell’ospedale Santo Stefano di Prato per cercare di comprendere quali siano le maggiori criticità di chi vi lavora

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PRATO. In chirurgia? Sotto di 8 medici e in sala operatoria i camici bianchi fanno i salti mortali per coprire le operazioni di routine e le emergenze. Il pronto soccorso? Scoppia: soltanto lunedì scorso ha registrato 330 accessi. Anatomia patologica? A rischio cancellazione con la riforma regionale delle Asl. Luci (poche) e ombre (tante) dell’attività del nosocomio pratese, sotto la lente d’ingrandimento della commissione consiliare 5 riunita al Santo Stefano per volere del presidente Gabriele Alberti: nodi venuti a galla per bocca dei vari rappresentanti del mondo sindacale ospedaliero, tra cui Fassid, Fesmed e Cimo (quest’ultima sigla rappresentata dal cardiologo Dante Mondanelli, consigliere comunale ed ex assessore alla sanità con la giunta Cenni).

In chirurgia s’arranca. Tempi duri per chi maneggia il bisturi al Santo Stefano: la carenza di personale medico costringe le 20 unità in organico a fare i salti mortali per coprire tutti i turni e intervenire sia nelle operazioni programmatiche che in emergenza. «E’ faticoso lavorare in queste condizioni – ammette il chirurgo Francesco Feroci (Fesmed) - ma, ciononostante, riusciamo a sopperire a tutte le necessità. Siamo sotto organico di 8 medici e lavoriamo mediamente più delle 6,20 ore giornaliere previste dal nostro contratto».

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Rebus anatomia patologica. I numeri, il dottor Brunero Begliomini, li snocciola con un moto d’orgoglio lavorando in questa azienda sanitaria dal 1968. Sono i volumi dell’attività di anatomia patologica, con i suoi 14mila esami istologici e 42 esami autoptici nel 2014. Ora, è il fatto di non sostituire il primario del reparto che il 31 luglio cesserà per età pensionabile (il dottor Augusto Giannini), a mettere una pulce nell’orecchio di Begliomini in vista dell’accorpamento delle aziende sanitarie regionali in tre macroaree.

«Si vocifera che anatomia patologica verrà accorpata quando la seconda città capoluogo più grande della Toscana ha il più grosso volume di attività nel mio settore. L'identità di anatomia patologica è a rischio e in passato ho visto tre progetti di ristrutturazione sempre sistematicamente saltati: l'ultimo progetto, al vecchio ospedale, prevedeva una ristrutturazione degli spazi con un investimento di 1 milione e 400mila euro. Non se n’è saputo più nulla».

Riforma o non riforma, la mannaia dei tagli colpirà ancora. Edoardo Majno, direttore generale dell’Asl che a Prato ha i giorni contati (andrà a dirigere l’area Asl Toscana Nord-Ovest), utilizza come un mantra le parole “riorganizzazione” e “razionalizzazione”. «Se nel 2014 si sono ridotte le risorse del servizio sanitario regionale e nazionale, nel 2015 – annuncia - sarà ancora peggio».

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Indagine medici di famiglia. Pronto soccorso intasato: siamo alle solite. Ma è Luigi Biancalani, nella sua duplice veste di assessore comunale e medico di famiglia, a spezzare una lancia nei confronti della sua categoria. «I medici di famiglia e i pediatri hanno promosso un’indagine interna da cui si capisce già come gli accessi agli ambulatori siano molto elevati». Si parla di una media di 250 pazienti alla settimana mentre fra i cittadini c’è chi preferisce ricorrere al pronto soccorso per ammortizzare i tempi: in alternativa ci sono i “Puc”, i percorsi di urgenza che una cinquantina di medici di medicina generale a Prato è in grado di attivare su determinate patologie (calcoli biliari e renali, polmonite) prenotando direttamente i vari esami diagnostici dal proprio studio per i pazienti. «Tanti pazienti ammettono di preferire il pronto soccorso per accelerare i tempi», racconta Gianni Bianchi, medico di famiglia e consigliere comunale del Pd.

I rapporti col concessionario. Prato, Pistoia, Lucca e Massa: quattro ospedali, un unico concessionario. «Andremo verso una gestione comune, a oggi non è stato possibile perché ci sono stati avvii differenziati dell’ospedale, città per città».

 

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