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Prato con Greenpeace contro gli abiti “tossici”

di Ilenia Reali
Prato con Greenpeace contro gli abiti “tossici”

Industriali al lavoro per mettersi in regola e aderire alla campagna Detox «Le grandi firme hanno sposato il progetto. Noi lo faremo come distretto»

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PRATO. Si possono capire le tendenze moda guardando il colore dei grandi fiumi in Cina. E' con questa frase che Greenpeace racconta di Detox, la campagna che ha avviato contro le grandi case di moda affinché quello che arriva nei negozi non sia stato prodotto utilizzando prodotti tossici. Intanto numerose aziende di moda hanno deciso di aderire alla campagna dell'associazione ambientalista e, da Adidas a Puma, si stanno mettendo in regola. In Italia ha aderito il gruppo Miroglio e anche Prato, come distretto, ha deciso di mettersi al lavoro in modo da poter certificare tutte le stoffe che vengono prodotte all'interno della nostra filiera tessile. Del resto la posta in gioco è alta: Greenpeace punta l'indice senza se e senza ma su chi danneggia l'ambiente realizzando abiti e pian piano i grandi marchi internazionali stanno scendendo a patti chiedendo a cascata certezze in materia ai propri fornitori.

«Greenpeace - ha spiegato Andrea Cavicchi, presidente dell'Unione industriale di Prato - punta, con la propria campagna, ad ottenere un cambio di passo e quindi abiti realizzati senza l’uso di sostanze tossiche entro il 2020. Già moltissimi brand hanno aderito all'iniziativa e chiedono capitolati particolari quando acquistano le stoffe: Noi, come distretto abbiamo deciso di non rimanere indietro». «L'obiettivo su cui abbiamo intenzione di stringere più del solito è quello di andare verso un processo della produzione tessile più sostenibile. Abbiamo un ciclo produttivo già avanti da questo punto di visto e puntiamo a migliorarlo anche per quanto riguarda il rispetto ambientale eliminando tutte le sostanze che non rispettano l'ambiente. Per arrivare a un distretto davvero verde è necessario sensibilizzare tutti gli imprenditori della filiera a lavorare insieme: dalle tintorie ai lanifici passando per le lavorazioni intermedie».

«Le aziende - aggiunge Cavicchi - ricevono richieste sempre più pressanti dai loro clienti che vogliono venga attestata, con vari strumenti, la sostenibilità ambientale, sanitaria e sociale dei propri prodotti. Chi si presenterà sul mercato dando questo tipo di risposte avrà più chance sul mercato e questa sfida può diventare una grande opportunità non solo per le singole aziende ma per tutto il distretto». Già da un po' di tempo l'Unione industriale sta lavorando per arrivare a un distretto "verde" ma in questo ultimo anno di presidenza Cavicchi si vuol stringere su questi temi. «E' stato organizzato un convegno sul tessile sostenibile lo scorso marzo - racconta l'imprenditore - ed è stato il momento per cominciare a parlarne con gli operatori del settore e capire quali sono gli strumenti a disposizione delle aziende. Inoltre si stanno mettendo a punto incontri con le case di moda che hanno sposato questo progetto: si va dall'appuntamento già in programma con Miroglio (il 12 maggio) fino a quelli con Gucci e Armani. Inoltre l'Unione sta lavorando per mettere a punto dei percorsi di formazione per il personale tecnico e commerciale delle aziende pratesi. E infine - conclude Cavicchi - stiamo cercando contatti con Greenpeace per aderire anche noi al loro progetto».

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