Il Tirreno

Prato

Candela e al freddo la vita minima di una settantenne

di Maria Lardara
Candela e al freddo la vita minima di una settantenne

Sono le donne e gli uomini che sopravvivono grazie all’aiuto della San Vincenzo de Paoli. Ecco le loro storie

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PRATO. Vedova e malata, con quella dignità che le fa tendere la mano quando ne ha davvero necessità. Pratese, la signora settantenne bussa alla porta della San Vincenzo de Paoli quando le arriva una bolletta dell’Enel di 15 euro. Piccole cifre, grandi sacrifici.

Alla sede dell’associazione, in via del Carmine, la donna si fa vedere di tanto in tanto, quando i tentativi di raschiare il barile facendo economia, tipo illuminare la casa con una candela o tenere il riscaldamento staccato, non sono più sufficienti. «Vive con la pensione sociale, circa 400 euro al mese, perché il marito lavorava per conto suo ma deve pagare 350 euro d’affitto mensile. Tira a campare con lavoretti di baby sitter e colf: da queste parti la vediamo sporadicamente, quando proprio non ce la fa a tirare avanti».

A raccontare la sfortunata storia di questa donna, che fa parte del popolo dei bisognosi che gravita intorno alla San Vincenzo de Paoli (1085 le famiglie aiutate nel 2014), è la presidente Anna Maria Fioravanti Papi, a capo del consiglio centrale dell’associazione da cui dipendono 19 conferenze di carità sul territorio. Ma di storie tristi potrebbe raccontarne tante altre, a decine: dalla fotografia della povertà pratese scattata nel 2014 dalla San Vincenzo de Paoli emergono nuovi profili di miseria, più o meno silenziosa, quella degli anziani pratesi che provano in tutti modi a cavarsela da soli finché si dirigono alla San Vincenzo per pagare una bolletta. «Ma appena riscuotono la pensione vengono a riportarci i soldi», racconta Anna Maria Fioravanti che quarant’anni fa, quando ebbe a che fare per la prima volta con l’assistenza agli indigenti, scoprì le prime venti famiglie pratesi “povere”. Oggi l’indigenza non ha più colore e si declina in modo variegato ma è sempre più difficile, anche per i 170 volontari vincenziani che vanno a suonare ai campanelli delle famiglie per portare aiuto, riconoscere i soggetti davvero “fragili”, tanto da imbattersi talvolta in brutte sorprese. «Capita che i nostri vadano a portare vestiario o viveri, per poi scoprire che queste persone hanno in casa televisori a 59 pollici. Purtroppo – ammette la presidente - c’è anche chi ci marcia nel pretendere un aiuto, siano italiani o stranieri».

Affidato alle donazioni raccolte nelle diverse conferenze territoriali a livello di parrocchia, il servizio sociale della San Vincenzo de Paoli è ancora più encomiabile perché su base volontaria. Pacchi viveri, vestiario, tessere prepagate con 15-20 euro da spendere al supermercato per i minimi bisogni: i modi per venire incontro al disagio sono diversi. Il mosaico dell’indigenza pratese è formato da tante tessere, ciascuna delle quali corrisponde a situazioni familiari e marginalità sociali diverse. Dalla prostituta di nazionalità nigeriana alla ragazza madre cinese che deve mantenere tre figli e tira avanti con una borsa lavoro del Comune. «Seguiamo tre famiglie cinesi in difficoltà ma si tratta di casi isolati: gli orientali hanno una rete di sostegno interna alla comunità. La povertà degli immigrati, in generale, preoccupa. Sgomenta la loro situazione di famiglie in miseria apparentemente irreversibile – fa presente la presidente - tanto da doverci domandare come si possa continuare a farsene carico indefinitamente». Anche perché la crisi è crisi per tutti, anche per chi un tempo era generoso con l’associazione mentre ora ci pensa due volte prima di aprire il portafoglio. Ma c’è di più. Tanti, a sentire l’associazione, rinuncerebbero a fare offerte nel timore che queste non vadano ad aiutare i pratesi. «Ma come si fa? Noi aiutiamo tutti per dovere cristiano e – conclude Fioravanti - di fronte alla sofferenza non possiamo voltarci dall’altra parte».

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