Il dolore
Rimborsi Iva, ancora nessuna certezza
Una nuova sentenza conferma l’illegittimità ma i soldi riscossi da Asm sono già stati versati all’Erario
PRATO. L’Iva nella bolletta della Tia non doveva esserci. Lo ribadisce per l'ennesima volta una sentenza della Cassazione e per i consumatori ci sarebbe da sfregarsi le mani se, in Italia, le cose andassero diversamente. Se da una parte più volte è stato riconosciuto che chi ha pagato dovrebbe avere il rimborso, dall'altra è anche vero che ancora non è stato deciso né come né quando. Le famiglie che a Prato hanno pagato erroneamente l'Iva nella bolletta dei rifiuti sono circa 70.000 e l'hanno fatto dal 2005 al 2010. Dal primo gennaio di cinque anni fa infatti Asm ha seguito di una sentenza della Corte Costituzionale ha tagliato l'Iva dalle bollette e si è messa in regola. Di fatto quindi l'Iva è stato riscossa (e poi versata all'Erario) illegittimamente per i primi cinque anni, prima che fosse cioè riconosciuto che alla Tassa sui rifiuti non andava applicata. “Il legislatore con l'ultima sentenza di cui si sta parlando molto in questi giorni – spiega Luca Silvestri, dirigente amministrativo di Asm – ha proseguito sulla linea data dalla Corte Costituzionale. Asm l'Iva l'ha già versata all'Erario e quindi non può rimborsarla senza indicazioni ben precise. Al momento in cui ci saranno risposte non avremo problemi a restituire dei soldi che però non abbiamo più e che quindi dovranno tornare nella disponibilità di Asm e di tutte le società come la nostra”.
Nuova sentenza non significa rimborsi veloci. Questa almeno è l'area che si respira nella municipalizzata pratese. Anche andando a rimborsare subito senza una partita di giro con lo Stato del resto sarebbe come un gatto che si morde la coda. I soldi utilizzati per i rimborsi dovrebbero essere recuperati con la bolletta dal momento che il costo del servizio deve essere coperto al 100%. Se da una parte escono risorse per i rimborsi dall'altra devono rientrare.
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