Il Tirreno

Prato

«Con la pistola in faccia mi ha gridato di fare svelto»

di Cristina Orsini
«Con la pistola in faccia mi ha gridato di fare svelto»

Parla Santi,l’imprenditore rapinato del Rolex assieme alla fidanzata Julia I carabinieri su una pista che potrebbe portare all’identificazione dei banditi

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PRATO. «Julia è stata colpita al volto, aveva tanta paura, tremava quando l'ho guardata e allora le ho detto "dagli tutto quello che vogliono". Io ho provato a resistere, ho fatto passare qualche secondo prima di consegnare l'orologio ed è per questo che mi hanno colpito con il calcio della pistola». E’ il racconto amaro di Marco Santi, imprenditore della Beste, la nota impresa tessile della Valbisenzio, che ricorda i momenti della rapina subita verso le 20,30, domenica, davanti a casa, in via delle Lastre a Villa Fiorita, dove abita da tempo. Due rapinatori, uno con un forte accento meridionale, con il volto coperto da passamontagna, armato di una pistola, hanno aggredito e rapinato dei Rolex che portavano al polso l'imprenditore e la sua compagna, Julia, di origini russe, di professione modella e che da ormai un anno convive con Santi.

Un'azione veloce, durata una manciata di minuti, ma violenta e choccante. «Io e Julia - racconta Santi - eravamo stati ai Gigli per acquistare dei prodotti tipici toscani che la mia fidanzata voleva regalare alle sue colleghe». Julia, nonostante presenti una leggera contusione sul viso, ieri si è recata a Milano dove lavorava: «Un impegno - dice l'imprenditore - al quale non poteva mancare». «Siamo rimasti nel centro commerciale un'ora, non di più, poi siamo risaliti in auto (una Mini Cooper ndr) e siamo tornati a casa per la cena».

Davanti alla villetta bifamiliare di via delle Lastre era appena arrivata un'auto (che Santi non è riuscito a riconoscere) con all'interno due uomini, i due rapinatori. Santi ha fatto appena in tempo a fermare l’auto che i due banditi si sono accostati agli sportelli, li hanno spalancati e hanno costretto le vittime a scendere. «Sono stati momenti terribili - prosegue l'imprenditore - Io sono riuscito a mantenere il sangue freddo e ho detto al rapinatore che mi aveva bloccato puntandomi una pistola sulla faccia, di stare calmo, che gli avremmo dato ciò che chiedevano».

Basso di statura, agitato, il bandito ha intimato all'uomo di consegnare l'orologio e i soldi. Lo stesso è toccato a Julia, aggredita da un uomo di statura più alta «che poteva anche non essere italiano - dice Santi - e che comunque ha parlato molto poco».

Il bandito basso di statura, sicuramente tra i due, il capo, a un certo momento ha iniziato a mostrare forti segni di nervosismo: «Il cane lupo della casa di fronte alla mia - ricorda l'imprenditore - che conosco bene, ha subito cominciato ad abbaiare furiosamente. Evidentemente aveva capito che qualcosa non andava e ha continuato a latrare per tutto io tempo. I vicini, proprio a causa del rumore, hanno cominciato ad aprire le finestre per vedere cosa stesse accadendo. E' stato in quel momento - dice Santi - che il bandito che mi teneva sotto tiro mi ha urlato di fare in fretta e mi ha colpito in testa».

Hanno arraffato i gioielli (non ha preso i portafogli perché probabilmente non hanno fatto in tempo) e sono rimontati in auto, fuggendo. E' stato in quel momento che Santi ha chiamato i carabinieri: «Che voglio ringraziare - afferma - per la sensibilità e la bravura con la quale hanno gestito questa situazione». Secondo gli uomini del nucleo investigativo, le cui indagini sono coordinate dal capitano Vitantonio Sisto, Marco Santi e Julia sarebbero stati notati dai banditi già all'interno del centro commerciale e seguiti fino sotto l'abitazione. Nonostante la rapina sia durata pochi minuti e con poche sbavature, un errore i rapinatori devono averlo commesso visto che gli investigatori stanno seguendo una pista precisa che potrebbe portare alla loro identificazione.

I militari del nucleo di polizia scientifica stanno controllando, centimetro dopo centimetri, la Mino Cooper dell'imprenditore in cerca di impronte digitali che i malviventi potrebbero aver lasciato. Una delle piste seguite dai militari sarebbe proprio questa.

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