Sicurezza
Rossi duro coi pratesi: l’illegalità è una medaglia una delle facce è italiana
Il presidente della Regione ospite di Cna in un’azienda cinese ha parlato di responsabilità locali e anche di salario minimo
PRATO. L'illegalità è come una medaglia: una faccia ha gli occhi a mandorla, l'altra è italiana. La frase, letterale, è del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ospite del convegno, organizzato da Cna, nell'azienda della famiglia del suo vice presidente, Wang Liping. Una prima volta, per Prato, che un'azienda con titolari cinesi apre le sue porte per un'iniziativa istituzionale. E Rossi ripaga l’ospitalità così, dividendo a metà, senza mezzi termini, le responsabilità di una Prato che non rispetta le regole. Una frase che non è mancata di aggiungere “nomi e cognomi”. «Il processo per il rogo di via Toscana - ha detto il presidente Rossi - ha detto in modo chiaro che ci sono tanti italiani che per il guadagno hanno chiuso gli occhi sulle situazioni in cui si trovavano i magazzini cinesi. Non possiamo accettare che si siano affittati gli stanzoni, passandoli da un'azienda all'altra, senza curarsi di cosa ci sia dentro. Ringrazio la procura che ha fatto un'indagine ad ampio raggio e che ci ha fatto vedere molte responsabilità anche nostre. La battaglia della legalità non riguarda solo i cinesi: Prato deve riscattarsi da queste cose. E per quel che mi riguarda sono pronto a garantire che non ci saranno deroghe per nessuno».
Rossi ha anche tirato le orecchie, pur non facendolo in modo diretto, ai commercialisti. L'ha fatto parlandone subito dopo il riconoscimento delle responsabilità pratesi ma facendo loro un appello. Al processo infatti è emerso che anche alcuni tecnici e professionisti, insieme ai propri collaboratori, non ignoravano la situazione complessiva delle aziende cinesi.
«E' arrivato il momento che tutti, anche i commercialisti, si facciano carico di un impegno per favorire la regolarizzazione. Non voglio che si offendano, lo dico in modo costruttivo», ha sottolineato il presidente toccando anche temi come la lotta all'evasione fiscale, il salario minimo per i lavoratori, l'esigenza di una legge di emersione (come accadde per il Sud) e infine la sfida di integrazione che Prato deve vincere per sè ma anche per tutta la Toscana.
«Quando da assessore alla sanità mi descrissero Prato per la prima volta - ha ricordato Rossi - mi dissero che era la città più industriosa, più ricca ma anche la più moderna della Toscana. C’è stata la crisi, molte cose sono cambiate ma credo che anche oggi questa città sia la più moderna. E la sua modernità sta nella sua globalità e ricchezza di aziende con titolari extracomunitari. Questo, con tutte le sue asprezze, rappresenta il futuro. Prato, mi piace dire, è il grande digestore della Toscana. E per questo mi piacerebbe vincere questa sfida: trasformare le aziende che hanno scelto di emergere in opportunità».
«Quello che dico - ha poi concluso Rossi - non può però prescindere da una lotta seria all’evasione fiscale e anche al riconoscimento di un salario equo per i lavoratori. Non si può pensare che lavorando tutto il giorno non si possa avere di che vivere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
