Il Tirreno

Prato

la tragedia

Alessandro Ciabattini: "Sono un sopravvissuto, sono vivo grazie a Cesare"

di Cristina Orsini
Cesare Paoletti e Alessandro Ciabattini (sullo sfondo sempre Paoletti)
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Cesare Paoletti e Alessandro Ciabattini (sullo sfondo sempre Paoletti)

Il drammatico racconto dell'imprenditore pratese rimasto travolto da una valanga durante un'escursione di sci alpinismo al Corno alle Scale

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BOLOGNA. Una notte nel reparto di rianimazione dell’ospedale Maggiore di Bologna, poi il trasferimento ieri mattina, nel reparto di medicina d’urgenza: stesso piano, il decimo, solo pochi metri di distanza  ma che significano tanto,  vita invece di morte. “Sono sopravvissuto grazie a  Cesare, lo so”. Alessandro Ciabattini, 43 anni, imprenditore tessile di Prato, stanza 3, letto 31, può raccontare come è scampato a una valanga, caduta da un costone del monte La Nuda, al Corno alle Scale, appennino Toscoemiliano, evento rarissimo. E come invece il suo amico Cesare Paoletti, 49 anni, sia riuscito a dare l’allarme e a confortarlo, nonostante tutto: le gambe rotte, il sangue, il freddo, per le quasi due ore nelle quali, immersi nella neve, hanno atteso i soccorsi, per poi cedere e addormentarsi per sempre.

“Siamo partiti intorno alle 9 di domenica mattina, con gli sci ai piedi, dal Cavone” racconta Alessandro, istruttore zonale di sci alpinismo della sezione del Cai di Lucca. Cesare - il suo amico di sempre e non solo di avventure in montagna, anche lui istruttore di sci alpinismo della sezione Cai di Lucca – è davanti a pochi metri. E’ molto esperto della zona e guida. L’attrezzatura è stata controllata più volte e c’è tutto: pelli di foca, pala, sonda, dispositivo elettronico anti slavina (Artva, questo il nome, sta sempre acceso e consente, grazie a un segnale radio, di individuare i corpi sotto la neve).

“Stavamo salendo lungo un pianoro – racconta Alessandro – diretti a un passo del monte La Nuda, non c’erano né piste né tracciati, quando, improvvisamente, abbiamo udito un boato e visto una parete di neve staccarsi da un costone della montagna”.

Tempo brutto, visibilità scarsa, a qualche centinaio di metri i due alpinisti, abituati a fare escursioni insieme, hanno visto la valanga abbattersi su di loro: “Non l’abbiamo provocata noi. E successo e basta – dice Alessandro - Siamo stati travolti dopo pochi secondi”. Impossibile fare qualsiasi cosa, la neve li ha trascinati a valle, buio totale “ma non so come – prosegue Alessandro - siamo riusciti a galleggiare” e quando la corsa è terminata Alessadro e Cesare si sono trovati con le mani che spuntavano dalla massa di neve,  bagnata e pesantissima.

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“Io – racconta l’imprenditore di Prato - aveva una mano fuori dalla neve e con quella sono riuscito a pulirmi la faccia e a respirare”. Cesare, il suo amico,  si è trovato con entrambe le mani fuori dalla massa bianca. Anche lui si è riuscito a ripulirsi il viso e a prendere il cellulare che probabilmente teneva in una taschina alta della della giacca  a vento. Ha chiamato i soccorsi, Cesare. “E mentre parlava con il soccorso alpino – ricorda Alessandro – parlava anche con me. Non ha mai smesso di confortarmi e di darmi coraggio”.

Cesare Paoletti, con il corpo imprigionato e gravemente ferito, ha continuato a parlare con il suo amico: “Non ci vedevamo ma ci sentivamo benissimo – prosegue Alessandro – mi diceva “resisti” “ dai che ce la facciamo”, “forza che i soccorsi stanno per arrivare””. Ed è stato così. Il soccorso alpino ha trovato Cesare e Alessandro dopo un’ora e 50 minuti dalla slavina.

“Prima – spiega Giacomo Goli, ricercatore universitario a Firenze, istruttore Cai di sci alpinismo, compagno di escursioni di Alessando e Cesare, arrivato a Bologna per trovare l’amico -  è stato portato a valle Cesare le cui condizioni sono apparse subito molto gravi. Poi, dopo qualche decina di minuti, è toccato ad Alessandro”. Cesare Paoletti ha perso conoscenza durante il trasporto con il toboga ed è morto sull’ambulanza che lo stava conducendo all’ospedale di Lizzano in Belvedere (oggi il corpo sarà trasferito a Pistoia). Alessandro è stato ricoverato a Bologna, in rianimazione, dove l’ha subito raggiunto la sua compagna Erica.

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Alessandro, alto, fisico atletico, è stato risparmiato dalla valanga:  ha riportato solo qualche contusione alle gambe (ma già cammina anche se con un aiuto) e ha superato i problemi di ipotermia, non è in pericolo di vita e potrebbe essere dimesso dall’ospedale a breve. Della morte del suo amico l’ha saluto subito: “Ancora non ne parla – conclude Goli – ma si vede che ci pensa continuamente”

 

 

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