Il dolore
Interporto, dubbi sull’ampliamento
I proprietari dei terreni, tra questi anche la famiglia Pecci, lo bocciano e trattano con Leroy Merlin. Ma la Via è al ministero
PRATO. Costerà diverse - molte - decine di milioni di euro (la stima non è ancora stata fatta con precisione) l’ampliamento dell’Interporto di Gonfienti verso Campi Bisenzio (confini il Rosi, il torrente Marinella, la Perfetti Ricasoli). Un progetto da realizzare su due grandi appezzamenti di terreno sui quali, già dal 2001,il regolamento urbanistico del Comune di Campi prevede la realizzazione in interventi di varia natura, tra i quali la possibilità di insediamenti logistici e commerciali.
Il super Interporto. Diverse decine di milioni di euro, si diceva, perché l’ampliamento progettato è di quelli poderosi: 113.000 metri quadrati, dei quali 60.000 coperti con quattro nuovi capannoni per lo stoccaggio di merci, una stazione di servizio, un edificio direzionale, strade nuove, opere di mitigazione, piazzali, parcheggi, una cassa di espansione.
Il tutto - progetto definitivo compreso - già contenuto nella Valutazione di Impatto Ambientale presentata al ministero dell’Ambiente il 16 dicembre 2014, poco più di tre mesi fa (la risposta dovrebbe arrivare entro poche settimane) dallo studio romano Iride srl dell’ingegnere Mauro Di Prete, la stessa società che ha fatto e presentato la Via per il viadotto del Soccorso, pagata - e pare che il costo sia il medesimo - 100 mila euro con Iva. L’unica cosa che differisce, questa volta, è che il conto non è ancora stato saldato. Ma lo sarà.
Una strada in salita. Dunque l’ampliamento di Interporto (società a maggioranza pubblica: 41% Comune di Prato, 12 Regione Toscana, 18% Bpv, poi Camere di Commercio di Prato e Firenze oltre a altri soci) parrebbe già cosa fatta. E invece no, la strada è decisamente in salita e la questione è stata affrontata almeno due volte dalla commissione Controllo e vigilanza, presieduta dall’ex assessore Giorgio Silli. Vediamo cosa succede.
Privati in primo piano. Il progetto di ampliamento è cosa datata ma ha ripreso quota sotto l’amministrazione Cenni, con la presidenza di Carlo Longo e la direzione prima di Angelo Pezzati, ora di Luciano Pannocchia.
Il progetto si incardina su un punto fondamentale: che a fare l’investimento siano i privati. Ovvero: Interporto mette a disposizione i terreni a quegli imprenditori che hanno la volontà di costruire a proprie spese il magazzino per stoccare merce.
Ebbene, a oggi di imprenditori che hanno messo nero su bianco la disponibilità ad assumersi il rischio dell’investimento, pare non ce ne siano. «Abbiamo delle richieste - spiega Erika Mazzetti, Forza Italia, componente del cda di nomina del Comune - e anche molte. Contiamo proprio sulla Via per trovarne molti altri».
Il nodo dei proprietari dei terreni. Nel progetto di ampliamento c’è un secondo nodo: i rapporti con i proprietari dei terreni sui quali l’ampliamento avverrà. I terreni tra via Cellerese e viale Leonardo da Vinci sono per l’80% di proprietà della famiglia Pecci (che tra l’altro proprio lì ha la fabbrica)e per il 20% di un immobiliare pratese.
Con loro è stato raggiunto un accordo? Pare proprio di no. Almeno secondo la prima delle osservazioni alla Via pubblicate sul sito del ministero dell’Ambiente e depositata il 24 febbraio scorso. I proprietari dei terreni chiedono, in sintesi, al ministero che respinga il progetto di ampliamento di Interporto perché la Via «non esamina in modo analitico, approfondito ed esauriente le stringenti problematiche relative all’aumento di volumi di traffico prodotti dall’ampliamento visto che lo scambio di merci avviene prevalentemente su gomma».
I terreni però potrebbero essere espropriati. Ma per un’altra volta non pare possibile, almeno secondo quanto si afferma nell’osservazione: «Il vincolo preordinato all’esproprio - si legge - contenuto negli strumenti urbanistici del Comune di Campi, non ha più efficacia in quanto i vincoli hanno durata di cinque anni a decorrere dalla data della loro approvazione avvenuta nel 2005». E ora siamo nel 2015.
L’incognita Leroy Merlin.Quindi: gli investitori mancano, i proprietari dei terreni sono contro l’ampliamento e c’è anche qualcosa in più della quale è a conoscenza anche il cda di Interporto.
Si tratta di una questione avviata da tempo e che concerne una trattativa tra il Comune di Campi Bisenzio e i proprietari dei terreni per cedere una parte consistenti dell’area che dovrebbe ospitare l’ampliamento di Interporto a Leroy Merlin, uno dei giganti del bricolage, intenzionato ad aprire un mega store non distante dai Gigli. Se la trattativa con Lery Merlin dovesse andare in porto, Prato ha già chiesto degli interventi di mitigazione sul fronte dei flussi di traffico, già imponenti, in direzione dei Gilgi, con interventi da Mezzana a Ponte Lama.
I dubbi dei commissari. Inoltre, come se non bastessa, il progetti di ampliamento non convince molti dei commissari della sesta commissione che hanno chiesto all’unanimità un approfondimento. La questione che emersa, tra le altre, riguarda il “core business” di Interporto che secondo i componenti della commissione dovrebbe riguardare il potenziamento dello scambio tra gomma e ferro nel trasporto delle merci e non un attività immobiliare di vendita o affitto di capannoni.
Quindi, riassumendo, il progetto di ampliamento di Interporto rischia di rappresentare - come già lo ha già definito qualcuno - un “fantamondo”, con tante incognite e un unica certezze: la parcella da dover pagare a Iride.
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