Il Tirreno

Prato

Colpo di scena nel processo per le false residenze ai cinesi

Paolo Nencioni
Un'aula del tribunale di Prato
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Un'aula del tribunale di Prato

Il gup accoglie la richesta dell'avvocato difensore e dispone una perizia psichiatrica su Angela Olivieri. Secondo il legale la donna sarebbe stata soggiogata dal Irma Porcaro

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PRATO. Colpo di scena nel processo sulle false residenze ai cinesi. Il giudice dell’udienza preliminare Monica Jacqueline Magi, chiamata a decidere sulle richieste di condanna e di rinvio a giudizio del pubblico ministero Antonio Sangermano, ha disposto che venga eseguita una perizia psichiatrica su una delle principali indagate, Angela Olivieri, dipendente dell’Ufficio anagrafe del Comune (ora sospesa), che è accusata di aver chiuso un occhio in cambio di soldi sui controlli delle residenze che venivano concesse a centinaia di cittadini cinesi.

E’ stato il difensore dell’imputata, Manuele Ciappi, a chiedere la perizia sostenendo che la sua assistita era psicologicamente subalterna all’altra figura centrale del processo, l’ex dipendente comunale Irma Porcaro (in passato collega di Olivieri all’Ufficio anagrafe), che l’avrebbe in qualche modo soggiogata convincendola fare cose contrarie ai doveri d’ufficio.

L’udienza è stata quindi aggiornata al prossimo 6 maggio, quando verrà depositata la relazione del consulente tecnico d’ufficio e potrebbe arrivare anche la sentenza. All’udienza dello scorso 5 marzo il pubblico ministero aveva chiesto per Angela Olivieri una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione. Stessa pena chiesta per la ragioniera Silvia Bruni, a cui la Procura contesta di aver collaborato, insieme al cinese Wang Guo Ping, nella redazione di false buste paga per l'ottenimento dei permessi di soggiorno.

Una pena più contenuta, tre anni e sei mesi, era stata chiesta per Irma Porcaro, in ragione della sua collaborazione alle indagini. Pene inferiori sono state chieste per gli altri imputati, tra cui i figli della Porcaro, Francesco Ludovico Catania, Luca Romano e Perla Federica Catania. Si avvia dunque alla conclusione il processo nato da un’indagine della guardia di finanza, dopo la segnalazione di un dipendente dell’Ufficio anagrafe, che ha ipotizzato la concessione di 360 certificati di residenza irregolari ad altrettanti cittadini cinesi in cambio di soldi.

Secondo l’accusa non veniva verificata l’effettiva presenza dello straniero all’indirizzo indicato e i certificati sarebbero serviti sia per ottenere il permesso di soggiorno dopo essere entrati in Italia con un visto turistico, sia per risultare irreperibili in caso di notifica di multe o atti giudiziari.

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