Toscana
Arazzo tecnologico Gli studenti spiegano come è stato fatto
PRATO. Inaugurato l'arazzo tecnologico all' Istituto Buzzi,dove si concentrano la storia, la cultura e l'innovazione che caratterizzano prato. Collocato nell' atrio è il frutto del lavoro dei ragazzi...
PRATO. Inaugurato l'arazzo tecnologico all' Istituto Buzzi,dove si concentrano la storia, la cultura e l'innovazione che caratterizzano prato. Collocato nell' atrio è il frutto del lavoro dei ragazzi che frequentano la quarta e la quinta di tutte le specializzazioni.
«L'obiettivo – spiega Carlo Casarosa curatore del progetto - era quello di far interagire fra loro le varie discipline per insegnare ai ragazzi a realizzare un progetto globlale. All' inizio è stato difficile riuscire a trasmettere l'idea, ma poi piano piano i ragazzi sono entrati nello spirito del lavoro». Due anni, avvicendarsi di diverse classi, ma alla fine tutte le tessere del mosaico sono andate al loro posto. «I primi tempi – spiega Francesca Pizzicori quarta tessile- non capivo bene cosa dovessi fare, poi invece le cose sono diventate più chiare abbiamo trovato i tessuti , per i fiori del Met abbiamo scelto la seta, per ogni realizzazione abbiamo cercato di trovare uno spunto diverso». Oltre all' aspetto artistico, affidato ai tessili, il progetto è stato di stimolo per un lavoro di gruppo. «Abbiamo dovuto confrontarci anche con i meccanici, che ad esempio hanno realizzato il castello dell' Imperatore, e con gli informatici – spiega Irene Morini- è stata un' esperienza decisamente positiva». Il lavoro più tecnico è stato fatto proprio dagli informatici che hanno realizzato un libro interattivo con le schede dei personaggi che hanno reso famosa Prato nel mondo, e una web cam che riprende i movimenti di chi osserva l'arazzo. «Dalla progettazione alla realizzazione – commenta Simone Sola - c'è veramente un abisso, sulla carta tutto era più semplice. L'utilizzo dell' inchiostro per far funzionare il libro, ad esempio, ci ha creato diversi problemi. Alla fine però siamo riusciti a risolverli».
Alessandra Agrati
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