Il Tirreno

Prato

Disabile maltrattato, indagate tre insegnanti

Paolo Nencioni
Una veduta aerea del tribunale di Prato
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Una veduta aerea del tribunale di Prato

La denuncia della madre di un bambino che frequenta una scuola materna di Prato. L’accusa: non hanno impedito le prese in giro. La Procura ha aperto un’inchiesta

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PRATO. Due maestre e un’insegnante di sostegno di una scuola materna comunale sono indagate per maltrattamenti nei confronti di un bambino che frequenta l’istituto. Accusa gravissima sulla carta, aggravata dal fatto che si tratta di un bambino disabile. L’indagine, condotta dal procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano e dalla squadra mobile di polizia, e sul quale c’è un comprensibile riserbo, è iniziata da poco in seguito alla denuncia presentata dalla madre del bambino, che punta l’indice contro le tre donne, due maestre e l’insegnante di sostegno. La donna sostiene di essere stata testimone di alcuni comportamenti censurabili, mentre altri verosimilmente le sarebbero stati riferiti.

Di cosa stiamo parlando? Le insegnanti avrebbero esposto il bambino, che ha un grave handicap, al dileggio dei compagni, lavandolo alla presenza degli altri, mostrando le sue precarie condizioni fisiche anche quando non ce n’era un effettivo bisogno, dimenticandosi di portarlo in bagno agli orari prestabiliti. È così accaduto che qualche volta il bambino se la sia fatta addosso, innescando le prese in giro degli altri. A quell’età i bambini non si rendono conto della sofferenza altrui e possono essere anche molto “cattivi”. Due in particolare, di fronte all’incontinenza, gli avrebbero affibbiato qualche soprannome poco simpatico. Il problema è che lui capisce tutto, e se è andata davvero come si sospetta ha sofferto parecchio.

A far scattare l’indagine, come detto, è stata la madre, che però non risulta aver tolto il figlio dalla scuola materna. Forse è stata rassicurata che le cose sarebbero cambiate, non è dato sapere. Ma i fatti oggetto dell’indagine coprono un arco temporale molto esteso, dall’ottobre del 2013 fin quasi ai giorni nostri. Due delle maestre sono state identificate e hanno ricevuto un invito a comparire in Procura per spiegare le loro ragioni alla presenza di un avvocato. L’insegnante di sostegno invece non è stata ancora identificata, ma non ci dovrebbe volere molto. La convocazione in Procura nella fase iniziale delle indagini preliminari ha il sapore di un atto di garantismo, visto che di solito il magistrato non ha interesse a sentire l’indagato se ha già tutti gli elementi in mano. In questo caso non ci sarebbero immagini a supporto della tesi esposta dalla madre del bambino, ma solo conoscenza diretta o riferita dei fatti.

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Il caso della materna di Prato, insomma, non sembra al momento paragonabile a quello tristemente famoso dell’asilo Cip e Ciop di Pistoia, dove nel dicembre del 2009 si scoprì che due maestre maltrattavano i bambini picchiandoli ripetutamente senza motivo. In quel caso gli investigatori piazzarono delle telecamere nascoste all’interno della scuola e registrano le scene che poi hanno portato alle pesanti condanne delle due maestre. In questo momento, dunque, è troppo presto per trarre conclusioni. Va solo registrato che dall’inizio dell’anno le scuole della provincia di Prato, di ogni ordine e grado, hanno fatto registrare episodi poco edificanti, soprattutto in tema di bullismo, al Liceo artistico di Montemurlo per esempio, o all’Istituto Buzzi di Prato, teatro di un recente pestaggio. Tutti episodi slegati l’uno dall’altro, è chiaro, ma che nell’insieme danno un quadro preoccupante.

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