Il Tirreno

Prato

IL COMMENTO

Per il lavoro e contro l'indifferenza

Fabrizio Brancoli
Papa Francesco sarà in Toscana a novembre
◗
Papa Francesco sarà in Toscana a novembre

Francesco ha individuato come nemico l'indifferenza; e la nostra indifferenza monta. La vediamo schiumare come un liquido tossico dai luoghi del dibattito: è un po’ come il “devi morire”, vecchio e odioso coro allo stadio... II "mors tua, vita mea" segna la nostra reazione davanti alle fabbriche che chiudono, alle centinaia di posti di lavoro che evaporano sostituiti - si fa per dire - da faticose opportunità per commessi di megastore, cassieri di fast food e magazzinieri di supermercati...

3 MINUTI DI LETTURA





A mezzogiorno di lunedì scorso Francesco ha scritto su Twitter che ogni Chiesa, ogni comunità cristiana, deve essere «un luogo di misericordia in mezzo a tanta indifferenza». Eccolo, uno dei nemici più acerrimi del pontefice: l'indifferenza. Un avversario capace di allontanare le persone più di quanto può farlo una lingua diversa; più della razza, delle ideologie e della stessa religione. Per Bergoglio è una nemesi; ne scrive e ne parla spesso e non a caso ha deciso di ribadirlo con un tweet.

In Toscana, dove il volontariato e la coesione sono ancora un valore e un perno, siamo forse salvi? No, non lo siamo. La nostra indifferenza monta. La vediamo schiumare come un liquido tossico dai luoghi del dibattito, ovunque essi siano: è un po’ come il “devi morire”, vecchio e odioso coro allo stadio, diretto verso il calciatore dell'altra squadra, a terra dopo essersi fatto male. “Devi morire” agli emarginati, agli sfruttati e anche agli sfortunati. La nostra indifferenza non è tanto nelle falle del volontariato, che tutto sommato tiene come sistema e come soluzione; è, piuttosto, nel “mors tua vita mea” che segna i tanti momenti di emergenza sociale. Per esempio le fabbriche che chiudono, le centinaia di posti che evaporano sostituiti - si fa per dire - da faticose opportunità per commessi di megastore, cassieri di fast food e magazzinieri di supermercati. Non c'è più un nervo comune, sufficientemente teso, che faccia scattare le nostre comunità quando il lavoro certo diventa incerto, o addirittura assente. L'indifferenza è l'empatia che ci manca davanti a un disoccupato e al suo dramma, mentre magari rinnoviamo l'abbonamento per la parabola tv. E ora che in qualche zona della Toscana - da Piombino a Livorno - si intravede la proiezione di scelte e investimenti che potrebbero rigenerare l'economia produttiva, a maggior ragione si percepisce il bisogno di una solidarietà diversa, più forte verso chi è in difficoltà e senza occupazione.

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.11127688:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2015/03/27/news/papa-francesco-in-piazza-duomo-a-prato-il-10-novembre-1.11127688]]Due anni fa a Lampedusa le parole di Francesco destabilizzarono l'Europa dei burosauri e dei parrucconi: «La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi - disse il papa sull'isola delle tragiche odissee migranti - ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l'illusione del futile, del provvisorio, che porta all'indifferenza verso gli altri; anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza». E a gennaio, nel messaggio della Quaresima, eccolo inquadrare di nuovo il nemico: «Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi certamente ci dimentichiamo degli altri…».

Le “belle bolle”, le grida inascoltate, la globalizzazione dell'insensibilità. Da anni il papa ha chiari i contorni di questo avversario così obliquo e lesivo. L'indifferenza di questi nostri giorni non è solo distacco, o gelo. Non è solo tenersi a distanza di latitudini e longitudini rispetto a qualcosa. A volte si mescola con la rabbia; sa esplodere nell'intolleranza e degenerare nell'aggressività. Ma certo ha a che fare con il lavoro che manca e con la speranza che tarda.

Mentre qualche indicatore, timido, ci parla di ripresa all'orizzonte, il papa fa rotta su questa strana regione di divisioni e talenti, di occasioni e di inerzie. A Prato, nel prossimo novembre, un operaio cercherà di trasmettere a Jorge Mario Bergoglio le tensioni di chi ha diritto al lavoro, e quel diritto non lo può esercitare. Basteranno quel microfono, quel contatto e quell'ascolto, a mettere in connessione il pontefice con la Toscana degli uomini, quella lontana dagli stereotipi del vivere e immersa nelle sofferenze del quotidiano?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web