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Coltivano marijuana e la spediscono in Irlanda

Coltivano marijuana e la spediscono in Irlanda

Il nuovo business dei trafficanti cinesi: hanno inviato 800 chili di droga I carabinieri scoprono un capannone a Sant’Ippolito e altri a Bologna e Rovigo

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PRATO. I trafficanti cinesi di marijuana hanno scoperto che vendere la droga nel Regno Unito assicura guadagni almeno doppi rispetto all’Italia. C’è questa premessa all’origine di un’indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri di Prato che ha portato a otto arresti (tre ordinanze di custodia e cinque arresti in flagranza, tutti cinesi) per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I carabinieri calcolano che l'organizzazione fosse in grado di produrre circa cento chili di marijuana al mese.

L’indagine, ha spiegato il sostituto procuratore Lorenzo Gestri, alla presenza del procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano e del comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Gabriele Stifanelli, è andata avanti per mesi. Nel settembre 2014 è stata sequestrata una piantagione di marijuana a Prato con 2.700 piante in un capannone trovato deserto dalla polizia municipale. Nel prosieguo delle indagini si è capito che la droga veniva confezionata in pacchi e affidata a uno spedizioniere cinese di Prato che li inviava in Irlanda del Nord, nella zona di Belfast. La prima spedizione accertata risale al 2 gennaio 2014 e molte altre ne sono seguite, per un totale di circa 800 chili di sostanza stupefacente, tutte tramite aerei cargo in partenza dall’aeroporto di Pisa.

I primi riscontri sono arrivati dal Police service of Northern Ireland, che ha sequestrato alla frontiera chili di droga. Altri tre centri di produzione sono stati individuati, due a Bologna (nella zona industriale di Zola Predosa) e uno a Rovigo, all’interno dei quali sono state sequestrate oltre 9.000 piante di marijuana, 27 chili di droga già pronta e 590 lampade al sodio. I “coltivatori” cinesi, dopo la scoperta del capannone di Prato, a Sant’Ippolito, avevano deciso di spostarsi in Emilia e nel Veneto. Nel frattempo la polizia irlandese ha arrestato un cinese a Belfast con 40 chili di marijuana.

I pacchi di marijuana venivano confezionati con la tecnica del sottovuoto per impedire che si sentisse l’odore. Uno dei tre arrestati è il gestore di fatto del capannone di Sant’Ippolito mentre uno degli altri due era già stato arrestato nel maggio 2014 a Prato con l’accusa di estorsione a connazionali. Si ipotizza che il provento delle estorsioni potesse essere reinvestito nella coltivazione di marijuana. Si pensa che la droga venisse venduta nel Regno Unito perché il guadagno era superiore: in Irlanda un grammo di marijuana viene venduta in strada, hanno spiegato i carabinieri, a 20 sterline al grammo, quasi tre volte il prezzo praticato in Italia. I carabinieri hanno spiegato che nel capannone di Rovigo i gestori della coltivazione si erano allacciati abusivamente alla rete elettrica industriale installando un dispositivo forse inventato da loro che trasformava la tensione da 380 a 220 volt.

Paolo Nencioni

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