Il Tirreno

Prato

Sul viadotto al Soccorso la scure dell'Anticorruzione

Cristina Orsini
L'ingegnere Lorenzo Frasconi sul cantiere della rampe al Soccorso (foto Batavia)
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L'ingegnere Lorenzo Frasconi sul cantiere della rampe al Soccorso (foto Batavia)

Il consiglio boccia rampe, progetto definitivo e incarichi: "Troppe irregolarità". Carlesi: "Si fosse trattato di un'opera privata sarebbero arrivati i vigili a mettere i sigilli"

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PRATO. Soccorso: tutto sbagliato, tutto da rifare. O per dirla con le parole dell’ex presidente del gruppo Pd in consiglio comunale Massimo Carlesi, oggi consigliere comunale: «Se quella al Soccorso fosse stata un’opera fatta da privati - dice - sarebbero arrivati i vigili a mettere i sigilli». Insomma come si fa quando un’opera edilizia è abusiva.

Non poco visto che si parla del raddoppio della Declasssata al Soccorso da fare con un viadotto lungo settanta metri, l’opera più importante messa in cantiere dalla giunta Cenni e smontata pezzo dopo pezzo dalla giunta Biffoni che per risolvere i problemi di traffico tra via Nenni e via Marx ha preferito rispolverare il progetto di interramento (per altro approvato con la variante declassata nel giugno del 2011).

Si può dire che nelle otto pagine scritte dall’autority nazionale Anticorruzione (ex autorità di vigilanza sui contratti pubblici) alla quale nell’ottobre del 2013 il gruppo Pd inviò un esposto nel quale si elencavano una serie di «gravi irregolarità», si canta il “de profundis” all’iter del viadotto, nel suo complesso, incardinato dall’ex assessore alla Grandi opera Filippo Bernocchi il 3 agosto 2011 quando il consiglio comunale approvò la delibera con la quale si dava il via libera al sovrappasso.

Che dice l’autority Anticorruzione dopo aver sentito - nell’audizione del 14 gennaio dell’anno scorso - il responsabile unico del procedimento Lorenzo Frasconi, dirigente dei lavori pubblici, l’ex assessore Bernocchi, altri due ingegneri dello staff tecnico del Comune che andarono a Roma accompagnati da un rappresentante Anci e un lungo scambio di documentazione? Che ad aver ragione è stato il gruppo Pd.

Secondo l’autorità le famose rampe delle quali è iniziata la costruzione e giustificate per motivi di sicurezza (poi bloccate), sono «opere di assoluto rilievo con finalità diverse ed esclusivamente propedeutiche alle altre, previste dal progetto del secondo stralcio» ovvero la costruzione del viadotto vero e proprio. Boccia quindi l’affermazione sostenuta dal Comune che si trattasse di un’opera autonoma. «E siccome l’autority afferma - spiegano Carlesi e Roberto Mennini, conisigliere comunale - che rampe ed esecuzione del viadotto erano un’ unica opera, questa risultava non finanziata».

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Non solo, l’Anticorruzione rileva un vizio forte di procedura sul fronte degli incarichi, in particolare di Lorenzo Frasconi, responsabile unico del procedimento con poteri di verifica e progettista almeno fino a quando il Pd ha inviato l’esposto all’autority poi - ex post, sottolinea l’antiCorruzione - solo Rup. Questo doppio ruolo viene censurato. «L’ingegnere Frasconi - scrivono - quale firmatario del progetto, come si evince dalle tavole progettuali, non poteva assumere la funzione di verifica (rup ndr) del progetto stesso». «Si tratta di un rilievo - spiega Carlesi - che potrebbe portare all’invalidazione di tutti gli atti del procedimento».

E ancora: dall’analisi del materiale raccolto il consiglio dell’autorità ha scoperto una serie di elaborati progettuali - per esempio l’indagine geologica - fatti in fase di progettazione di una delle parti dell’opera poi diventati «base fondamentale» per l’altra parte dell’intervento. Un’altra procedura irregolare.

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Il consiglio prende anche in considerazione l’affidamento diretto dato a Iride srl, società romana dell’ingegnere Di Prete(ben conosciuto da Bernocchi) per la valutazione di impatto ambientale dell’opera, affidato per oltre 77.000 euro. Altra bacchettata, perché - spiega l’autorità - gli affidamenti diretti possono essere dati fino a 40.000 euro. Inoltre: «Non vengono indicate le modalità di calcolo in base alle quali - scrive il consiglio - è stato definito detto ammontare». Ed è sempre Frasconi a difendere l’operato spiegando al consiglio di non aver trovato professionalità interne al Comune in grado di fare la Via, di aver cercato in internet senza trovare soluzioni alternative e di aver alla fine scelto sulla base della «pesantezza del curriculum». Ed ecco come Iride ha ottenuto l’incarico.

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E veniamo all’ ultimo capitolo della relazione dell’autority che riguarda l’afffidamento dei lavori della rampa alla ditta Cogevi srl, lavori per 915.00 assegnati con un ribasso del 34,6% (597.870 euro). Il 24 settembre 2012 è stata pubblica sul sito del Comune l’avviso per la gara d’urgenza per i lavori della rampa. L’aggiudicazione definitiva è avvenuta il 20 ottobre 2013 «ma solo - scrive l’autorità - per l’importo si 200.00 essendo stato approvato il progetto da parte della giunta comunale, relativamente alla messa in sicurezza della rampa di via Nenni».

Un’altra irregolarità: «La mancata approvazione del progetto posto a base di gara - afferma l’Anticorruzione - è un fatto oggettivo». In pratica il bando di gara - come afferma anche il responsabile del procedimento Frasconi - è stato fatto senza autorizzazione della giunta che però «con l’approvazione del progetto definitivo del complesso del raddoppio - ha spiegato Frasconi - e del progetto esecutivo delle rampe, non ha sanato il procedimento ma ha dato piena legittimità al procedimento stesso». L’autority non è del parere: «La procedura di affidamento dei lavori pubblici- scrive- deve essere posta in essere sulla base di un progetto esecutivo». La parola ora passa, di nuovo, a Frasconi per la replica.

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