La manifestazione
Salvini e il selfie che non ti aspetti
Il capo della Lega si fa la foto col cinese e attacca: «Qui qualcuno viene pagato per non controllare»
PRATO. Un po’ di politica, qualche slogan e una valanga di “selfie”, alcuni francamente inattesi, per Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord che ieri mattina è comparso al mercato ambulante di piazza del Mercato nuovo per tirare la volata a Claudio Borghi, candidato della Lega a presidente della Toscana.
Le foto inattese sono quelle che Salvini, campione del “prima pensiamo agli italiani”, si è fatto scattare insieme a un cinese e a un paio di giovani pachistani. Il cinese, originario di Pechino, era insieme a un amico e qualcuno gli deve aver detto che il capo della Lega è un pezzo grosso. Per questo si è fatto avanti e ha posato per lo scatto. Una signora lo ha poi fermato e gli ha chiesto: «Ma lo sai che quello vi vuole mandare tutti a casa?». L’orientale è parso non capire e comunque è andato via contento. I due ragazzi pachistani hanno invece firmato per la candidatura di Borghi e poi si sono fatti fotografare con Salvini, insieme ad altre decine di simpatizzanti o semplici curiosi armati di telefonino. In effetti più che di un classico comizio, si è trattato di un festival di smartphone che hanno gareggiato con le telecamere delle emittenti televisive per ritagliarsi un’immagine esclusiva, in fin dei conti tutte uguali.
Matteo Salvini al mercato è nel suo ambiente naturale. Trasmette l’immagine di un politico lontano anni luce da quelli che, anche in campagna elettorale, mantengono le distanze. E allora pacche sulle spalle, strette di mano, battute. Si parla anche di cose concrete. Gli ambulanti, per esempio. Quelli abusivi di colore oggi non ci sono, hanno capito che con tutte quelle divise non era aria. Salvini viene fermato da Rolando Breschi, ambulante in pensione e ora segretario della Fivag Cisl, che si lamenta perché, dice, in cinque anni si sono persi quasi cento banchi nel mercato di Prato. Secondo lui è colpa della legge Bersani che ha reso troppo semplice la procedura per fare l’ambulante e bisognerebbe fare un passo indietro.
Il capannello di curiosi e simpatizzanti, irto di telecamere e telefonini, si sposta lentamente lungo i banchi del mercato, non senza fatica, tra una dichiarazione e l’altra.
Quelle più pesanti Salvini le farà alla fine, durante un mini-comizio accanto al gazebo: «Ho capito che qui c’è qualcuno che ci guadagna dall’immigrazione fuori controllo perché probabilmente viene pagato per non fare i controlli». Il capo della Lega non argomenta, ma il riferimento più immediato sembra ai controlli decisi dal presidente della Regione Enrico Rossi nelle confezioni cinesi. Il segretario del Pd Gabriele Bosi e il sindaco Matteo Biffoni gli rispondono a stretto giro di posta: «Se ha le prove che qualcuno si è fatto pagare per non controllare vada in Procura, altrimenti sono chiacchiere». Bosi affonda il colpo e ricorda a Salvini che in cinque anni di governo cittadino (2009-2014) la Lega ha perso quasi quattromila voti e tutti e tre i consiglieri.Un vasto spiegamento di forze dell'ordine, Digos in testa, è stato messo in campo per prevenire eventuali contestazioni al leader della Lega, che però non ci sono state. Solo qualcuno a mezza voce ha borbottato qualcosa sul fatto che «a Piazzale Loreto c'è ancora posto». Altri si sono lamentati proprio per i tanti poliziotti, carabinieri e finanzieri impiegati al mercato. «Tutti i giorni ci derubano - ha detto una donna rivolgendosi a un carabniere - e voi state qui a controllare Salvini».
In vista delle elezioni regionali la Lega a Prato vuole approfittare della frammentazione del centrodestra e dello smarrimento del M5S per piazzarsi al secondo posto e costringere Enrico Rossi al ballottaggio. «Per noi - si augura Claudio Borghi - il primo turno assomiglia alle primarie del centrodestra. Se prevaliamo, poi tutti quelli che non vogliono votare Rossi voteranno per noi».
Paolo Nencioni
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