La manifestazione
«No, per suo figlio qui non c’è posto»
Il disappunto della mamma di un ragazzo disabile che si è sentita rifiutare l’iscrizione al liceo artistico di Montemurlo
PRATO. Rifiuto è una parola che la fa star male solo a pronunciarla. Ogni mamma, si sa, per il proprio figlio desidera solo il meglio. Che non può essere la telefonata ricevuta da Barbara martedì scorso: dall’altra parte della cornetta, il liceo artistico “Brunelleschi” di Montemurlo. Poche parole per farle gelare il sangue. «Ci dispiace, l’iscrizione di suo figlio non può essere accettata». Anche perché ora vai a spiegare a un ragazzino di 14 anni che in quella scuola a settembre non potrà mettere piede perché tecnicamente rappresenta un “esubero”, per di più in presenza di handicap.
La storia di Mattia (il nome è di fantasia), ragazzino affetto da disturbi dell’umore, racconta l’altra faccia di un diritto all’istruzione negato, di un sistema scuola che non si dimostra sempre tanto inclusivo. Il ragazzo, che ora frequenta la scuola media, ama l’arte e la musica, inclinazioni che basterebbero per indirizzarlo verso un istituto superiore a indirizzo artistico.
«Prima di procedere con l’iscrizione on line sul sito del Ministero – racconta la madre - avevamo avuto un colloquio con la coordinatrice del sostegno: fu lei ad avvisarmi i posti erano limitati ma che, nel frattempo, avrei potuto fare l’iscrizione».
E infatti l’iscrizione è stata fatta secondo la procedura elettronica: esito favorevole «a patto che non venga formata una nuova classe». Questo è successo a metà gennaio, la doccia fredda per la famiglia di Mattia è arrivata con quella telefonata del 17 marzo. «Per di più dalla scuola non mi hanno motivato il perché di tale esclusione. Non solo: alla mia richiesta su cosa avrei dovuto fare come mamma visto che la scuola diceva no a mio figlio, mi è stato caldeggiato di mettermi in giro per trovare un’alternativa e che, a quel punto, avrei dovuto comunicarlo alla segreteria dell’istituto». Questa è la risposta che fa più male a Barbara, quel voler liquidare la famiglia con un semplice “mi dispiace”, stando al racconto della madre che invoca il sacrosanto diritto all’istruzione garantito anche dalla legge 104/92 (legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritto delle persone handicappate) attraverso la figura dell’insegnante di sostegno.
«Ho mandato una mail alla responsabile dell’ufficio scolastico provinciale (ex provveditorato, ndr), mi sono rivolta anche all’assessore alla pubblica istruzione Mariagrazia Ciambellotti. Non esiste che debba cercare un’altra sistemazione per mio figlio, deve essere la scuola a metterlo in condizioni di poter esercitare il diritto allo studio. Le famiglie con disabili non possono essere lasciate sole al loro destino».
Barbara racconta che un altro studente con disabilità della stessa scuola media starebbe incontrando difficoltà a iscriversi al liceo “Brunelleschi”. Quello di Mattia, insomma, non sarebbe l’unico caso.
Nei giorni scorsi si era levata la denuncia di un’altra mamma, Eva Maggiorelli, presidente dell’associazione “Orizzonte Autismo”. Storia analoga a quella di Mattia: iscrivere il figlio, autistico, al liceo artistico di Montemurlo è stata una vera odissea.
«Per la sorella la risposta è positiva, mentre per il figlio “accettazione condizionata alla creazione di una nuova classe”», denunciava Eva sulla sua pagina Facebook il 14 marzo scorso. In questo caso però si è trattato di una storia a lieto fine, come riporta il portale Pratosfera.
«Nella presidenza del “Brunelleschi” ho trovato un muro di gomma: alla fine – racconta Eva, raggiunta telefonicamente dal Tirreno – sono stata ricevuta dal presidente del “Brunelleschi”che ha motivato l’esclusione di mio figlio con un problema di comunicazione con la coordinatrice del sostegno. In pratica, a settembre nelle prime del liceo artistico potranno accogliere un disabile per classe. Non finisce qui: mi risulta che altri nove studenti disabili siano rimasti fuori dall’istituto di Montemurlo, quattro al liceo “Rodari”». E tra quei nove “esuberi” ci sarebbe appunto il figlio di Barbara. Una vicenda dai risvolti delicati tanto che Eva, l’altra mamma più “fortunata”, per così dire, non ci sta a un ragionamento del tipo “mors tua, vita mea”. Per questo la presidente di “Orizzonte Autismo” invita i genitori di disabili esclusi alle superiori a contattarla in modo da unire le energie per rivendicare il diritto all’istruzione dei propri ragazzi.
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