Toscana
Disabili rifiutati, la risposta dei presidi
Prato, il dirigente del Cicognini-Rodari Di Carlo, facendo leva su un decreto ministeriale, spiega che il numero ottimale è di un alunno con handicap per classe.
PRATO. Diritto allo studio sì ma… con riserva. Fra le righe di una delibera del consiglio d’istituto del liceo Livi (cui fa capo il Brunelleschi di Montemurlo), datata 13 febbraio, "si raccomanda la massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni disabili, nel senso di limitare, per quanto possibile, in presenza di grave disabilità, la formazione delle stesse con più di 20 alunni". Richiamando un decreto ministeriale del 3 giugno 1999, si ricorda inoltre che "la presenza di più di un alunno in situazione di handicap nella stessa classe può essere prevista in ipotesi residuale ed in presenza di handicap funzionalmente lievi".
Ecco il criterio stabilito, dunque: un disabile per classe. Se per settembre al liceo artistico Brunelleschi si prevede la formazione di cinque nuove classi, come racconta la presidente dell’associazione Orizzonte Autismo, ben si capisce come a fronte di 14 iscritti al primo anno, cinque entrino e nove rimangano fuori. Mentre è vano ogni tentativo del Tirreno di interpellare sia telefonicamente che per posta elettronica il dirigente scolastico Gaetano Flaviano, che risulta non rintracciabile né al Livi né al Brunelleschi, è Mario Di Carlo, preside del liceo Cicognini-Rodari a dare uno spaccato delle difficoltà della scuola pratese ad accogliere più di un alunno disabile per classe.
Di Carlo, che fa parte anche del Glh provinciale (gruppo lavoro handicap), ammette che al Rodari ci siano due iscrizioni non accolte. "Altri due studenti disabili - puntualizza - sono stati dirottati sul classico, a dimostrazione di come rispetto a certe disabilità ogni istituto possa funzionare. Al socio-psico-pedagogico ho già 50 alunni disabili in totale, una media di due ragazzi per classe, quando di legge il rapporto ottimale sarebbe uno per classe. Non si può andare oltre questo numero se si vuole consentire una reale inclusione e dare un vero servizio alle famiglie. Il Rodari ha problemi strutturali, è difficile seguire troppi ragazzi disabili. Capisco i genitori ma la scuola, che non è un parcheggio, non può sostituirsi ai servizi sociali".
Secondo Di Carlo, una lunga carriera prima come insegnante e poi dirigente scolastico con una specializzazione nell’handicap che risale al lontano 1982 ("quando ancora non c’era l’insegnante di sostegno"), è sbagliato che i genitori concentrino le attenzioni su un’unica scuola (il Rodari, da questo punto di vista, sarebbe molto gettonato). "Esistono due tipologie di handicap, A e B: nel primo caso, il ragazzo disabile può arrivare al diploma perché portatore di un handicap lieve, mentre nel secondo, certificato dalla legge 104/1992, indipendentemente dalla scelta delle superiori il ragazzo non arriverà a conseguire il diploma. Quindi, questi ragazzi possono tranquillamente frequentare tutti gli istituti. Anche perché a fare la differenza è l’insegnante di sostegno che, si sa, non necessariamente è legata a un istituto ma può sempre chiedere il trasferimento e cambiare scuola".
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